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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

16-05-2002
Conferenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita di Stato nel Regno del Marocco, all'Accademia Reale sul tema "Quale Mediterraneo vogliamo"




CONFERENZA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
"QUALE MEDITERRANEO VOGLIAMO"

Rabat - Accademia del Regno del Marocco - 16 maggio 2002




Signore e Signori,

il Mediterraneo è al centro dei miei interessi da molti anni. La storia dell'Italia è indissolubilmente legata al Mediterraneo nella creazione artistica, nell'ampiezza dei traffici, negli scambi culturali, nella consuetudine alla convivenza. La dimensione mediterranea arricchisce e completa l'Unione Europea. La mia città natale, Livorno, è fortemente caratterizzata dal Mediterraneo; la sua storia si confonde con l'intreccio di civiltà, di popolazioni e di commerci che lo hanno attraversato nei secoli. Per le nostre due nazioni, il Mediterraneo significa rispetto reciproco, familiarità e consuetudine derivanti dalla appartenenza ad una simbiosi politica, economica, culturale.

L'Italia crede che, in un'Unione Europea allargata, il Mediterraneo deve essere al centro degli interessi dell'Unione Europea.

Il futuro del Mediterraneo, la prosperità e il benessere dei Paesi della regione, passano attraverso la presa di coscienza degli interessi, delle minacce e delle sfide comuni.

Il conflitto fra israeliani e palestinesi è una grave ferita aperta all'obiettivo di creare una grande zona di stabilità politica ed economica in tutto il bacino mediterraneo.

Quasi due anni di violenze, di terrorismo e di rappresaglia militare dimostrano a contrario che non vi sono alternative al processo di pace. Gli obiettivi, le legittime aspirazioni dei due popoli sono più lontane di prima. Il costo di vite umane, di devastazioni, di miserie e lutti inflitti ai civili è stato enorme, inutilmente enorme. L'intifada è fallita, l'occupazione militare non garantisce la sicurezza di Israele. Ci siamo rallegrati della riacquistata libertà di movimento del Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Yasser Arafat. Ci attendiamo ora una conferma, nei fatti, della denuncia del terrorismo e il massimo impegno per prevenire gli attentati contro civili. Ci attendiamo il rapido completamento del ritiro delle truppe israeliane dai Territori. Ci attendiamo che entrambe le parti tornino al più presto al tavolo delle trattative, non per negoziare un nuovo armistizio ma per costruire una solida prospettiva politica.

La Conferenza internazionale sul Medio Oriente, appoggiata da Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite, è necessaria per il rilancio del processo di pace. Auspico che l'iniziativa, sorretta da un autentico consenso politico, sia in grado di affrontare i nodi essenziali del conflitto. L'Unione Europea ha proposto l'invio, con l'accordo degli israeliani e dei palestinesi, di un dispositivo internazionale che li aiuti al mantenimento della tregua. Ma l'impegno americano, europeo e di altri, per necessario che sia, non basta senza il pieno concorso delle parti. Israeliani e palestinesi sanno cosa devono fare, cosa il resto del mondo si attende da loro.

La nostra piena solidarietà con gli Stati Uniti dopo l'11 settembre è accompagnata dalla coscienza della minaccia che incombe su tutti noi, a cominciare dai paesi mediterranei.

Il terrorismo di Al-Qaeda ha sfidato governi e istituzioni; ostacola lo sviluppo della democrazia; alimenta ingiustamente diffidenze verso il mondo arabo e islamico; ha calpestato valori comuni a tutte le civiltà e religioni; ha sacrificato vite innocenti; corrompe e distorce l'idealismo dei giovani. E' un crimine da combattere senza esitazioni e senza indulgenze.

Il terrorismo ha strumentalizzato, e strumentalizza, la fede dei credenti. Alla condanna del terrorismo, prontamente levatasi da tutti gli ambienti responsabili del mondo islamico, è ora tempo che si aggiunga senza esitazioni la denuncia degli attentati contro civili. Esortare i giovani al "martirio" è corruzione morale degli animi e complicità nello sterminio di innocenti.

Dobbiamo intervenire senza indugi sulle molteplici cause che alimentano il terrorismo, dal fanatismo folle di pochi, alla povertà estrema delle masse, agli odi istigati dai conflitti. Il terrorismo si sconfigge attraverso il consolidamento di governi rappresentativi e responsabili, attraverso la lotta alla povertà, il progresso economico e sociale. Il Marocco ne è un esempio.

Il Mediterraneo, dove fu predicata per la prima volta nella storia l'uguaglianza di tutti gli uomini e di tutte le donne, è il luogo dove dimostrare che la convivenza e la tolleranza fra gruppi, il rispetto reciproco fra le tre grandi religioni monoteistiche sono l'antidoto all'urto fra fedi e culture. La via dello scontro di civiltà, già tristemente percorso dall'umanità, conduce a un tragico alternarsi di temporanee supremazie e di desideri di rivincita: a conflitti sterili che hanno costi, umani e materiali, pesantissimi per tutti.

Le grandi civiltà non sono mai incompatibili; lo sono i disegni di potere, le strumentalizzazioni delle fedi e delle opinioni pubbliche, gli egoismi dei regimi miopi e autoritari.

Accettazione reciproca, collaborazione e dialogo, che il Mediterraneo ha sperimentato per lunghi periodi, portano invece benefici incommensurabili.

Il dialogo fra culture si basa sul rispetto della dignità e della diversità degli appartenenti ad altre culture e religioni.

I fattori chiave di sviluppo e di crescita sono gli stessi in ogni parte del mondo: stabilità; legittimità politica e democratica dei governi; certezza del diritto; rispetto dei diritti umani e delle libertà dell'individuo; liberalizzazione dei commerci; progressiva integrazione delle economie; tutela del patrimonio ambientale e delle radici culturali.

La stabilità delle nazioni e il mantenimento della pace fra i popoli sono oggi impensabili senza il radicamento della democrazia. Sviluppo e democrazia marciano di pari passo. Libertà e diritti umani sono beni universali. L'intreccio di popoli, di culture e di religioni, così intenso nell'area mediterranea, crea ovunque minoranze, che spesso si sentono respinte, accerchiate, minacciate. Vanno rassicurate. La protezione delle minoranze è essenziale: negli ordinamenti interni, nei processi di integrazione, negli equilibri regionali.

L'Europa ha scommesso sul Mediterraneo. La proposta di una zona di libero scambio, sette anni fa a Barcellona, è il riconoscimento delle grandi potenzialità di collaborazione fra le due sponde. E' ora reciproco interesse accelerare la liberalizzazione commerciale euro-mediterranea, con decisione e senza egoismi.

Il divario, economico e demografico, fra Europa, da una parte, Nord Africa e Medio Oriente dall'altra, è forte. Non vi può essere equilibrio né stabilità duratura senza un avvicinamento nelle condizioni di vita della popolazione, nei livelli di reddito, nel tasso di industrializzazione e di produttività, nella scolarizzazione, nella sanità.

Oggi, la popolazione dell'Unione Europea è più che doppia di quella complessiva degli altri partners mediterranei: 377 milioni contro 161. Ai ritmi attuali di espansione, mentre la prima, al netto dei flussi emigratori, è tendenzialmente stazionaria, la seconda è destinata a raddoppiare entro il 2030. Il riequilibrio va affrontato attraverso lo sviluppo economico e sociale in loco più che con l'emigrazione da Sud a Nord.

I dodici milioni di immigrati nordafricani nell'Unione Europea sono una componente rispettata della nostra società; la comunità marocchina in Italia, la più numerosa, si fa apprezzare per operosità e laboriosità. Tuttavia, l'emigrazione da Sud a Nord non può risolvere né il problema della povertà e dell'occupazione della maggioranza che rimane in patria né quello complessivo della pressione demografica.

L'emigrazione va accompagnata, con ritmo crescente, dallo sviluppo degli scambi commerciali, favoriti dalla apertura dei mercati e dal trasferimento di capitali e tecnologie da Nord a Sud.

La desiderata accelerazione del miglioramento delle condizioni di vita nei Paesi dell'Africa settentrionale sta soprattutto nella promozione d'iniziative produttive. Questo processo richiede lungimiranza da parte dell'Unione, impegno dell'imprenditoria. Sta ai partners dell'Africa mediterranea creare le condizioni indispensabili di quadro giuridico, di riforme economiche, di legittimità democratica e di stabilità politica. Far sorgere nei vostri Paesi stabilimenti per la produzione di beni con alto contenuto di lavoro serve ad accrescere l'occupazione, ad elevare il reddito e la domanda, ad ampliare il mercato interno, a rendere possibili maggiori scambi con l'estero. E' evidente il vantaggio per ambedue le parti, l'apporto alla concordia fra i popoli.

Gli investimenti diretti italiani in Marocco sono in aumento. Vi è spazio, e mi rivolgo agli imprenditori italiani e marocchini presenti, per una crescita ancora più sostenuta attraverso la partecipazione italiana ai processi di privatizzazione. Più presenza significa anche rendere partecipi le piccole e medie imprese del Marocco al modello italiano dei distretti industriali e delle nostre piccole e medie imprese, attraverso lo scambio di esperienze, l'individuazione dei settori e l'attuazione di progetti. Tutto ciò non intende certo escludere la continuazione dei flussi migratori: ma sta di fatto, al di là dei costi umani per chi lascia la terra natale, che l'Europa, e l'Italia, hanno una limitata capacità d'accoglimento e di offerta di decorose, stabili prospettive di vita e di lavoro. Non abbiamo né gli spazi né le risorse naturali dei grandi paesi oltreoceanici.

Dobbiamo combattere insieme l'immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani, pratiche inaccettabili e incompatibili con i valori e le regole, consacrati, nell'Unione Europea, nella Carta dei Diritti Fondamentali. Gli immigrati nel rispetto della legge devono essere consapevoli di avere identiche garanzie giuridiche e sociali e di accettare le norme di condotta comuni a tutti i cittadini europei.

La parità di diritti e di doveri è la risposta europea ai fenomeni di intolleranza, di razzismo e di xenofobia

Il Mediterraneo costituisce un ecosistema unico dove praticare lo sviluppo sostenibile in un quadro di concretezza e senza retorica. Proteggere l'ambiente significa proteggere attività vitali come il turismo, la pesca, l'agricoltura, da cui oggi, come per il futuro, dipendono milioni di posti di lavoro.

Il Mediterraneo è al centro di programmi internazionali che perseguono la tutela del mare, il disinquinamento delle zone costiere, il controllo delle variazioni climatiche e meteorologiche; che affrontano i problemi della desertificazione e della scarsità dell'acqua; che studiano il potenziamento della produzione agricola e delle risorse ittiche.

Ci auguriamo che il Marocco, in prima linea nei programmi regionali, faccia sentire la sua voce al Vertice di Johannesburg, il prossimo mese di agosto, per significare che tutela dell'ambiente e sviluppo sostenibile richiedono rinnovati impegni e solidarietà soprattutto da parte dei paesi più industrializzati.

Il succedersi di movimenti di popolazioni e di insediamenti ha formato. lungo le sponde settentrionali, orientali e meridionali del Mediterraneo, nazioni e Stati che divergono spesso per origini, religioni ed esperienze, ma appartengono ad uno spazio di civiltà unico che deve costituire motivo di reciproco orgoglio.

La ricchezza della civiltà del Mediterraneo è legata agli scambi ed ai rapporti che etnie e popoli diversi hanno saputo, al di là degli scontri, generare ed incrementare nel corso dei secoli.

I momenti di maggiore sviluppo economico e culturale d'ogni regione del bacino del Mediterraneo, sono sempre coincisi con i momenti di maggiore, reciproca apertura. Il nostro patrimonio è comune; la sua salvaguardia è essenziale per tutti.

Il Marocco e l'Italia possono fare molto proteggendo siti, paesaggi, coste e fondali, laddove giace uno straordinario patrimonio archeologico, dando ai giovani, attraverso l'insegnamento, la consapevolezza di essere i testimoni e gli artefici di una grande storia. L'Italia desidera contribuire alla salvaguardia del patrimonio archeologico e storico del Marocco. Può farlo sviluppando imprese archeologiche comuni, rafforzando gli scambi fra le istituzioni universitarie e scientifiche dei due Paesi, mettendo a disposizione tecnici e specialisti formati nelle prestigiose scuole di restauro del nostro Paese, incoraggiando i giovani marocchini a seguire dei corsi di restauro in Italia.


Signori e Signore,

il processo avviato a Barcellona nel 1995 ha gettato le basi di una relazione privilegiata fondata sulla pari dignità e sulla corresponsabilità della stabilità politica e dello sviluppo economico del Mediterraneo. Ha prodotto iniziative di rilievo, in campo economico, culturale e ambientale.

La Conferenza di Valencia dello scorso aprile ha segnato un rilancio del partenariato euro-mediterraneo: con una sola eccezione sono stati perfezionati gli Accordi di Associazione e con essi l'architettura istituzionale di supporto alla zona di libero scambio; si profila l'istituzione di una Banca Europea di Investimenti mediterranea; si vanno snellendo le procedure di accesso ai finanziamenti MEDA; è stato concordato un rafforzato dialogo politico ed economico.

Manca ancora la convinzione profonda dell'irreversibilità dell'avvicinamento fra sponda Nord e sponda Sud. Il superamento di questa soglia dipende molto, anche se non esclusivamente, dall'Europa, che non deve lasciare dubbio alcuno sul proprio impegno strategico.

La crisi del Medio Oriente, così come rivalità fra paesi vicini e situazioni interne difficili sono nemiche dello sviluppo della intera regione e del dialogo euro-mediterraneo.

Carenze istituzionali esistenti potranno essere colmate dalla creazione di un'Assemblea parlamentare euro-mediterranea e dalla Fondazione euro-mediterranea, che catalizzi le energie di istituzioni culturali, accademiche e scientifiche.


Signore e Signori,

guardo al nostro futuro con fiducia. Credo nella saggezza degli uomini e delle donne del Mediterraneo e nella loro volontà di vivere insieme in pace e in serenità; guardo agli abitanti della sponda sud del Mediterraneo come compagni di un'avventura sorretta da una storia millenaria e incardinata in comuni obiettivi. Le nostre società conoscono sia la tradizione sia la modernità. Esistono i mezzi, le risorse materiali e intellettuali, per costruire un Mediterraneo di pace e di progresso. La mia visita in Marocco mi rafforza nel convincimento che abbiamo la volontà e la visione per costruire una comune unità di destini.