Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso: Presidenti /  Ciampi /  discorsi  /  discorso

DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

19-04-2002
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della consegna dei Diplomi di 1^ classe con Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Cultura e dell'Arte




INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA DI
CONSEGNA DEI DIPLOMI DI 1^ CLASSE
CON MEDAGLIA D'ORO
AI BENEMERITI DELLA CULTURA E DELL'ARTE

Palazzo del Quirinale, 19 aprile 2002



Caro Ministro Urbani,
Carissimi Benemeriti della Cultura e dell'Arte,

nel rivolgervi questa mattina un saluto, non posso non andare subito con il pensiero alla città di Milano, ed esprimere a tutti i milanesi - coloro che sono qui presenti saranno portatori ai loro concittadini - il cordoglio della Nazione per il disastro di ieri. Siamo loro vicini. Siamo vicini alla Regione Lombardia. Abbiamo visto tutti, come, di fronte a un evento così sconvolgente la risposta dei cittadini e di tutti coloro che hanno partecipato ai soccorsi sia stata composta ed efficace. Questi comportamenti, questa risposta, hanno evitato lutti e danni ancora più gravi.

E la cerimonia di questa mattina mi porta a parlare sui temi della vita culturale del nostro Paese.

Questo incontro con voi è un momento importante della settimana della cultura che negli ultimi anni è diventato un appuntamento molto atteso. Musei, cinema, teatri si affollano di gente, soprattutto di giovani.

La cultura è risorsa strategica della Nazione; oggi è convinzione diffusa. L'attenzione per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico è cresciuta nelle coscienze. I cittadini delle nostre città non ammettono più che i loro musei siano chiusi, anche nei giorni festivi; non ammettono che i monumenti versino in condizioni di abbandono; sono orgogliosi dei restauri - lo abbiamo visto a Padova in occasione della riapertura della Cappella degli Scrovegni - sono orgogliosi dei propri scrittori, dei musicisti, di chi fa teatro, danza, cinema; fioriscono iniziative, festival nelle piazze di antiche città e borghi anche per materie che una volta erano confinate a università e convegni specialistici.

Se guardiamo ai riconoscimenti della Repubblica di quest'anno, sono particolarmente felice che Lei, Ministro Urbani, mi abbia proposto di premiare con la Medaglia di bronzo un gruppo di giovani musicisti che si sono già affermati per professionalità e talento.

In fondo, dietro quella porta c'è la Cappella Paolina - un tesoro fino a un anno fa "nascosto" di questo Palazzo - che ogni domenica si apre al pubblico per un concerto eseguito esclusivamente da giovani musicisti e diffuso da RadioTre. E' un modo per sostenerli, incoraggiarli nella scelta professionale che hanno fatto; per suscitare e promuovere l'amore per la musica.

Domenica, inaugureremo il centro della musica della nostra Capitale, l'Auditorium: un salto di qualità straordinario. Sarà una giornata bellissima per Roma e significativa per tutta l'Italia. So, fra l'altro, che il primo maggio il Teatro Massimo di Palermo avrà una giornata straordinaria con il Maestro Abbado. Con il cuore sarò con loro. La musica italiana sta, di nuovo, conquistando il mondo.

Ai giovani è dedicata questa giornata. Sono particolarmente contento - e mi consentirete di menzionare uno degli insigniti - di aver premiato un "divulgatore" come Piero Angela. Egli ci ha dimostrato quanto può fare la televisione per la diffusione della cultura, per una produzione di qualità che incontri l'interesse del grande pubblico.

La qualità delle trasmissioni, garantita dall'alta professionalità dei protagonisti dell'informazione, deve essere assicurata dall'autonomia editoriale che, al pari del pluralismo del sistema radiotelevisivo, è elemento fondamentale per la vita di una moderna democrazia.

La medaglia d'oro per la cultura alla memoria di Hans Georg Gadamer - che ho appena consegnato all'ambasciatore di Germania, Neubert - la sento come un completamento della visita di Stato del Presidente della Repubblica Federale di Germania, Rau.

Gadamer ha dato molto alla filosofia italiana. Tanti importanti pensatori italiani hanno tratto forza e ispirazione dallo studio dell'ermeneutica. Il rapporto tra Gadamer e l'Italia, Napoli in particolare, è l'esempio più alto di quello che immaginiamo quando parliamo di identità culturale europea.

Certo, specialmente quando siamo fuori dall'Europa non abbiamo bisogno di definire che cosa sia questa identità, perché la sentiamo, la intuiamo in modo immediato. Proveniamo da un comune ceppo di civiltà e di valori, cristianesimo, umanesimo e, in fondo, la Grecia e Roma.

L'identità europea è qualcosa che esiste; ma è anche un patrimonio da valorizzare. Come? Aumentando prima di tutto lo scambio di studenti nelle università e nelle scuole superiori. Un esempio importante è il progetto di ateneo italo-tedesco di Trento che si è appena avviato. L'Europa unita non significa cancellazione delle lingue e delle culture nazionali, semplicemente perché esse "sono" l'Europa; significa studiare di più ciascuno di noi le "altre" lingue europee, conoscere le altre storie, le altre letterature d'Europa, le città, le tradizioni; significa costruire percorsi professionali e di studio che prevedano periodi, anche lunghi, da trascorrere in altri Stati d'Europa.

La presenza come "benemerito" del Professor Zanker, per tanti anni capo delle missioni archeologiche tedesche in Italia, mi spinge anche ad avanzare un'idea concreta. Alla presenza del Presidente Rau e mia, è stato firmato martedì un importante accordo di scambio tra musei tedeschi e italiani. Questa intesa condurrà anche a un più razionale utilizzo dei "magazzini" e cioè di reperti spesso sottratti allo studio e alla vista dei visitatori.

Perché non ci impegniamo a farlo diventare progetto pilota da estendere a musei francesi, spagnoli, greci, olandesi e così via? Costruire un grande "spazio museale europeo" è un obiettivo che possiamo porci in tempi rapidi. Non è un caso che subito dopo la tragedia della guerra André Malraux, scrivendo "Il Museo Immaginario" sognasse una struttura che accogliesse i capolavori delle varie civiltà.

Ripeto: che cosa è l'identità culturale europea? Negli anni bui della dittatura noi, allora giovani, leggevamo di nascosto Benedetto Croce. Nelle pagine immortali dell'introduzione alla "Storia d'Europa del secolo decimonono", c'è un'idea precisa di questa identità, un'idea dinamica, quasi la ricerca di un destino. Questo destino è la libertà. Un succedersi di generazioni l'ha cercata, in forme e modi sempre diversi. Questa ricerca ha accomunato i popoli d'Europa anche nei momenti peggiori. La cultura europea ha sempre rappresentato un faro di libertà, dalle antiche università medievali, a Galileo, agli illuministi.

Quest'anno celebreremo il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Benedetto Croce, con la consapevolezza che il suo messaggio ha ritrovato oggi - alla vigilia della Costituzione europea - tutta la sua forza e la sua vitalità. Assisterò il 22 maggio al convegno su Croce in Campidoglio. Sono anche curioso di vedere i materiali audio-visivi che il primo giugno saranno messi a disposizione dei visitatori del Museo del Risorgimento al Vittoriano.

Croce è ancora più attuale alla luce della tragedia del Medio Oriente.

La cronaca di questi giorni riempie i nostri cuori di dolore e di preoccupazione. Il mio pensiero va in particolar modo ai frati francescani di Betlemme: stanno offrendo al mondo un esempio di forza morale degna della tradizione religiosa di cui hanno scelto per vocazione di essere testimoni. Siamo loro vicini.

Nella mia visita in Israele e Palestina nel 1999 mi colpì nel profondo l'escursione al Monte Nebo, luogo sacro alle religioni monoteiste, organizzato come importante sito archeologico proprio dal Custode di Terrasanta. Dall'alto del Monte Nebo si vede la valle del Giordano, e si comprende la dimensione anche geografica di questo tragico conflitto. Solo il fiume della civiltà e dei valori che nel profondo scorre sempre all'interno delle coscienze può dare la speranza che, dopo il tempo dei lutti e della guerra, venga il tempo per la convivenza. Il dialogo delle culture non si deve, non si può spezzare. Non ci possiamo rassegnare all'odio, al sangue, alla forza. Sta al mondo della cultura tener viva questa speranza con iniziative culturali, di solidarietà.