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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

10-04-2002
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione dell'inaugurazione del Museo della Deportazione e Resistenza




VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CITTA' DI PRATO

INAUGURAZIONE DEL MUSEO DELLA DEPORTAZIONE E RESISTENZA

Figline di Prato, 10 aprile 2002


Signor Sindaco Mattei,
Signor Sindaco Loidl,
Autorità militari, religiose e civili,
Signore e Signori,

quella di oggi, già è stato detto, è una giornata della memoria, ricca di emozioni. L'evento che mi ha condotto fra voi, l'inaugurazione di questo Museo e Centro di Documentazione sulla Deportazione e Resistenza, ricorda momenti particolarmente struggenti della nostra storia; più che mai vivi nell'animo di un uomo della mia generazione.

E' stata un'iniziativa illuminata dar vita, a distanza di più di mezzo secolo da quelle tragiche giornate, a questo Museo, che ne conserva il ricordo. Visitandolo, i giovani d'oggi, italiani, europei, saranno indotti a riflettere sul lungo cammino che l'Italia, e l'Europa, hanno compiuto da allora ad oggi.

Lei ha ragione, Sindaco Mattei, di affermare che le città di Prato e di Ebensee, riuscendo ad allacciare un così stretto legame di amicizia, hanno scritto "una pagina unica in Europa".

Dimostrandovi capaci di ricordare insieme eventi tremendi come quelli qui documentati, avete dato una prova di civiltà, che deve servire di ammaestramento a tutti gli Europei, a tutti i popoli.

Gli uomini della mia generazione hanno avuto un singolare destino. Abbiamo vissuto nella nostra giovinezza anni tra i più foschi di tutta la storia europea.

Quanti nostri compagni furono vittime della più sanguinosa e barbara fra tutte le innumerevoli guerre combattute, nel corso dei secoli, fra nazioni che pure avevano costruito assieme una stessa civiltà, la civiltà europea.

A noi, i sopravvissuti, è toccata poi la fortuna di essere partecipi di una grande rinascita europea. Abbiamo realizzato, tutti insieme, popoli latini, germanici, nordici, ed ora slavi, quello che ai nostri occhi appare ancora un miracolo: costruire una unione di Stati e di genti che assicura in maniera irreversibile la pace in Europa.

Ricordando recentemente questa straordinaria, felice "avventura", in occasione di un'altra tappa del mio viaggio in Italia, ad Isernia, non ho potuto non dire che a persone della mia generazione questo sembrava all'inizio un traguardo impossibile. Quanto cammino abbiamo compiuto dal 1944, dal 1945, dagli eventi tragici di cui questo museo conserva la memoria, ad oggi!

A noi, alla mia generazione, è toccato in sorte di vivere i giorni peggiori, e i giorni migliori, della storia d'Europa. Ai nostri figli rimane ancora non poco da fare per completare l'opera. Oltre l'Unione monetaria vediamo altri ancor più ambiziosi traguardi. Ma già oggi l'Unione Europea è un'istituzione modello per il mondo.

Non abbiamo soltanto creato istituzioni che rendono addirittura impensabili nuove guerre tra noi: abbiamo creato rapporti di amicizia, di fratellanza, là dove avevano dominato l'odio, l'arroganza, la prepotenza.

Se noi Europei siamo riusciti a tanto, perché non dovrebbero riuscirci altri popoli? Questo il pensiero che ci accompagna, che ci assilla, che suscita ogni giorno in noi speranza e tormento, di fronte alle atroci azioni di un nuovo terrorismo globale, o mentre assistiamo, con un senso quasi di impotenza, a insensati conflitti - e ho in mente il sangue che scorre ogni giorno nel Medio Oriente. E' una preoccupazione che non ci abbandona.

Bisogna saper dire basta alla guerra, basta all'odio. Questa nostra Europa unita è la prova che ciò può essere fatto, che i sogni più audaci possono realizzarsi. Possa la Storia, con le sue tragedie, essere maestra di vita anche per altri popoli, come lo è stata per noi. E intanto, per quanto sta in noi, non facciamo venir meno il nostro impegno!