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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

04-04-2002
Dichiarazione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al termine dell'incontro con il Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, in visita di Stato in Italia

 

DICHIARAZIONE ALLA STAMPA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
AL TERMINE DEL COLLOQUIO CON IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CECA
VACLAV HAVEL
IN VISITA DI STATO IN ITALIA

Palazzo del Quirinale, 4 aprile 2002

 

Sono lieto di accogliere il Presidente Havel in visita di Stato in Italia. Egli è il Capo di Stato di un Paese cui l'Italia è legata da profonda amicizia, è un uomo che ha combattuto e pagato in prima persona per la causa della libertà.

In Europa, ci attendono tappe cruciali: la conclusione dei negoziati per l'adesione di dieci Paesi all'Unione Europea; la Convenzione sull'avvenire dell'Europa; la convocazione della Conferenza Intergovernativa; un nuovo Trattato; l'adesione nel 2004 degli Stati che avranno nel frattempo concluso il negoziato; la loro partecipazione alle elezioni per il Parlamento Europeo. Con il Presidente Havel rinnoviamo ai membri della Convenzione Europea un appello a concentrarsi su quei problemi dell'Europa che sono essenziali per definire la posizione dell'Unione Europea nel mondo e per permetterne la piena operatività.

Si fanno oggi sentire due voci sul progetto d'unificazione del nostro continente: una è la voce del disincanto; l'altra è la voce della fiducia. Sta di fatto che, ogniqualvolta sullo scenario internazionale si profila un problema grave, tutti sollecitano azioni incisive dell'Europa. Esiste dunque la consapevolezza che l'Europa è un bene comune composto da una sapiente combinazione: la sovranazionalità e la collaborazione intergovernativa. I Padri Fondatori dell'Europa, considerati all'epoca dei visionari, sono stati i più realisti di tutti: l'obiettivo, da loro chiaramente proposto - l'unità europea - da molti ritenuto utopistico si è sostanzialmente realizzato.

La creazione dell'Unione Europea corrisponde ad attese che hanno varcato i confini del nostro continente. Con il Presidente Havel abbiamo ribadito il nostro impegno a che l'Unione Europea contribuisca con tutto il peso della sua coesa determinazione al raggiungimento di una tregua duratura in Medio Oriente. E' il problema che tutti quanti stiamo vivendo in questi giorni con grande preoccupazione.

In Africa come nei Balcani, la comunità internazionale vuole trattare con l'Unione Europea in quanto tale. Verso il resto del mondo non ci si può più presentare come singoli Stati nazionali: serve un'autorevolezza, una soggettività internazionale che consentano all'Unione Europea di parlare per conto di tutti. All'Europa sud-orientale rivolgiamo un appello a respingere la suggestione degli stati monoetnici; accogliamo con soddisfazione l'accordo fra Serbia e Montenegro del 14 marzo scorso; li esortiamo a proseguire l'impegno per il mantenimento del legame federale, essenziale alla stabilizzazione dei Balcani e al graduale avvicinamento all'Europa.

Altro punto fermo è il legame transatlantico. Esso rimane indispensabile. Si esprime attraverso la NATO e il ruolo insostituibile esercitato dalla comunità euro-atlantica nel consolidare democrazia e benessere nel mondo e nell'impedire la diffusione delle armi di distruzione di massa. La lotta contro il terrorismo internazionale va condotta con determinazione fino al totale sradicamento.

Infine, Italia e Repubblica Ceca possono fare molto per migliorare ancora i rapporti bilaterali, ad esempio, assicurando la partecipazione di imprese italiane alle privatizzazioni in atto nella Repubblica Ceca, favorendo la crescita dei collegamenti tra l'Europa centro-orientale e quella meridionale.

Questi i principali punti del nostro incontro, di questo nostro colloquio che si è svolto con il massimo della sintonia. Su tutto ha aleggiato un comune sentire e vivere la nostra storia, la nostra civiltà, il nostro passato, anche il più amaro e per fortuna ormai lontano. Su tutto la fiducia nel futuro e soprattutto nei nostri giovani: a loro affidiamo il nostro retaggio culturale, sicuri che sapranno viverlo con orgoglio e arricchirlo.