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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

03-04-2002
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della consegna delle Onorificenze ai Benemeriti della Scienza e della Cultura

 



INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA DI CONSEGNA DEI
DIPLOMI DI 1^ CLASSE CON MEDAGLIA D'ORO
AI BENEMERITI DELLA SCIENZA E DELLA CULTURA

Palazzo del Quirinale, 3 aprile 2002




Caro Ministro Moratti, 
Carissimi Benemeriti della Scienza,

questo incontro con voi, uomini e donne che hanno dedicato la loro vita al pensiero e alla cultura, è oggi inevitabilmente dominato dalla preoccupazione per il Medio Oriente che grava sui nostri animi.

Abbiamo sperato a lungo nel successo del processo di pace in Medio Oriente. La situazione, già difficile, è peggiorata negli anni con il ricorso al terrorismo e alla rappresaglia militare.

Negli ultimi mesi palestinesi e israeliani hanno scavato e stanno scavando un solco profondo. In questa drammatica situazione è impossibile parlare di pace e di negoziati. Dobbiamo concentrare gli sforzi su un unico obiettivo: far cessare la tragedia.

Per l'intera comunità internazionale prioritario è il raggiungimento di una tregua vera in Medio Oriente. E tregua significa porre fine sia agli attentati, sia alla occupazione militare dei territori; porre fine alla violenza come strumento di pressione. I governanti si assumano la responsabilità di dichiararlo apertamente. La comunità internazionale, Stati Uniti e l'Unione Europea in testa, sia pronta ad aiutare israeliani e palestinesi a controllare la situazione sul terreno.

La tragedia del Medio Oriente si sta consumando nella cornice dei luoghi sacri alle tre grandi religioni monoteiste. La Terra Santa è un patrimonio comune dell'umanità, della cultura mondiale, della cristianità.

L'Italia che ha un'eredità storica di presenza missionaria e una responsabilità di protezione dei luoghi di culto e degli ordini religiosi, chiede fermamente il rispetto dei luoghi e delle fedi in Terra Santa, come è stato per secoli. Entrambi, luoghi e fedi, irradiano un raggio di speranza nel buio della violenza e delle armi.

E ora veniamo al contenuto di questo nostro incontro. 

Quando la Repubblica ha l'opportunità di premiare la ricerca, la conoscenza, l'applicazione dell'ingegno, è un giorno di festa.

La conoscenza è causa di libertà, di progresso. Solo la cultura riesce davvero a combattere la violenza, l'intolleranza. E non è un caso che la Costituzione dell'Italia repubblicana abbia indicato all'articolo 9, cultura, scienza, ricerca come virtù civili alla base della stessa nozione di "res publica".

Per la Repubblica, dunque, promuovere la ricerca, la diffusione e l'applicazione del sapere è un dovere costituzionale, appartiene alle ragioni fondanti della nostra comunità nazionale.

Per questo motivo, in ogni provincia d'Italia che visito, incontro sempre il mondo dell'Università e della ricerca, cerco di sollecitarli a impostare scambi di idee, di iniziative con la realtà locale, adottando un approccio diretto e "operativo". L'ultimo di questi incontri, particolarmente stimolante, è stato con l'Università Molisana, un ateneo giovane e agile che ha saputo prendere la guida di un intero sistema formativo, soprattutto nel settore agro-alimentare, aprendo un dialogo positivo con l'imprenditoria.

Da questo dialogo con l'Università voglio trarre qualche spunto:
- L'Italia, un paese di 57 milioni di abitanti, ha bisogno di conoscenza, di sapere. La straordinaria crescita economica e morale che l'Italia repubblicana ha saputo realizzare nel suo primo mezzo secolo di vita si basa sulla diffusione del sapere, sulla scolarizzazione diffusa senza distinzioni di censo.
- Esiste una proporzione diretta tra livello di studio e possibilità di impiego, di buon impiego. La laurea è sempre un buon investimento per ciascun giovane. Serve a divenire migliori, a trovare un lavoro appropriato alle proprie aspirazioni, alle proprie potenzialità.
- La riforma, ora in fase di applicazione, ha come obiettivo complessivo quello di offrire alla società civile, al mondo della produzione, un maggior numero di laureati. Per meglio raggiungere questa finalità, deve proporsi alcuni obiettivi intermedi, a cominciare dalla riduzione degli "abbandoni" e dei "fuori corso".
- L'Italia ha bisogno di produrre più ricerca scientifica, soprattutto quella applicabile. Il numero di brevetti che esce ogni anno dal sistema dei nostri 77 atenei e degli istituti di ricerca è ancora troppo basso nel confronto internazionale. Bisogna porsi obiettivi quantitativi più ambiziosi e perseguirli con determinazione, riducendo sprechi, evitando la dispersione, cercando di concentrarsi su filiere di ricerca particolarmente appropriate alle caratteristiche della nostra comunità nazionale.
- Il sistema produttivo italiano contribuisce alla ricerca e al suo finanziamento meno di quanto avvenga negli altri paesi dell'Unione europea. Questo è senza dubbio dovuto alla sua stessa struttura: la grande ripartizione in medie, piccole, piccolissime unità produttive. E' dunque un aspetto collaterale negativo di quello che è il maggiore punto di forza della nostra industria, quell'articolazione che la rende flessibile, creativa, pronta a cogliere le sfide del mercato. E' dunque fondamentale che i distretti industriali esprimano degli "organizzatori" della ricerca. Chi possono essere questi "organizzatori"? Certamente le Università, quelle locali non meno dei grandi atenei. Certamente le associazioni industriali, le Camere di Commercio. Possono esserlo tutte queste istituzioni quanto più fra di loro dialogano. E' il metodo che chiamo "alleanza delle autonomie".
- Il nuovo ruolo istituzionale che hanno assunto le Regioni può costituire un elemento aggiuntivo, importante per lo sviluppo di sistemi locali integrati di produzione e ricerca.
- In tutto ciò, non possiamo, non dobbiamo perdere di vista l'alta cultura. La conoscenza non può essere solo conoscenza applicata. Lo Stato deve investire anche nell'alta cultura che è il "sigillo" della nostra civiltà. A tal fine è prezioso il lavoro di antiche istituzioni culturali di cui è ricca la nostra Patria. Dobbiamo seguirle, amarle, sostenerle di più, rispettandone la piena autonomia, condizione fondamentale per la loro stessa sopravvivenza. L'anno prossimo festeggeremo i quattro secoli di vita dell'Accademia dei Lincei, la più antica Accademia d'Europa. Dobbiamo credere nel ruolo delle Accademie, rilanciarne l'attività anche internazionale, sollecitarle nel perseguire antiche e nuove vocazioni, in una società consapevole che il proprio progresso, culturale ed economico, ha più che in passato la base primaria nella conoscenza, nel suo approfondimento e nella sua diffusione.
· Nell'Europa che stiamo costruendo, con una cittadinanza e una sovranità comuni, le grandi istituzioni culturali saranno i pilastri sui quali far crescere quella identità culturale che già lega i nostri popoli, soprattutto le giovani generazioni. Alcuni giorni fa, sono rimasto profondamente colpito dalla visita agli scavi archeologici del Monastero di San Vincenzo al Volturno. E' straordinario pensare come Carlo Magno - nonostante le guerre, la difesa dai barbari, il peso dell'impero - abbia voluto investire cospicue risorse nella costruzione e nello sviluppo di una grande impresa culturale, il Monastero di San Vincenzo, all'estremo confine Sud della "sua" Europa.

Il parco archeologico di San Vincenzo sta diventando un esempio concreto di "alleanza delle autonomie". Bisogna renderne merito alla Regione Molise, al Ministero per i Beni culturali, all'Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ho incontrato i giovani archeologi che stanno riportando alla luce quella straordinaria città monastica. Ho visto il loro entusiasmo, la preparazione e la consapevolezza di fare un'opera importante, che resterà. Questo è l'esempio che dobbiamo seguire.