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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

20-12-2001
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della Presentazione degli auguri da parte del Corpo Diplomatico






DISCORSO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA
PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI
DA PARTE DEL CORPO DIPLOMATICO

Quirinale, 20 dicembre 2001



Eccellentissimo Decano,
Signori Ambasciatori,
Signore e Signori,

La ringrazio, Signor Decano, per le Sue parole; parole di fiducia, di speranza, parole che profondamente condivido. Sono lieto di ricevere, a nome dell'Italia, gli auguri che Ella esprime a nome del Corpo diplomatico accreditato presso il Quirinale.
Li ricambio con sincera amicizia verso i Vostri Paesi.
L'Italia è consapevole di essere parte della più ampia società delle nazioni che, insieme, assicurano la stabilità internazionale e lavorano per il progresso dei popoli. Siamo orgogliosi del nostro contributo.

Roma, sola città capitale di due Stati e che un giorno potrebbe essere d'esempio per altri, è custode di una singola e inconfondibile identità nazionale.
Nel presentarmi le credenziali, molti di Voi mi anticipano il desiderio di approfondirla, visitando in ogni sua parte l'Italia. Vi esorto vivamente a farlo.
Ciascuna città italiana, grande o piccola, è portatrice di storia. L'originalità e la ricchezza delle molteplici individualità locali è il patrimonio che l'Italia ha accumulato nei secoli.

Le scoprirete nell'architettura, nel paesaggio, nel dinamismo economico delle imprese. Scoprirete la sorprendente vitalità di relazioni internazionali allacciate dalle Repubbliche Marinare e dai Comuni nel XIV e XV secolo, quando traffici e cultura si diffondevano dalle città italiane ai più lontani angoli del globo. Scoprirete regioni dalle quali milioni di emigrati si sono irradiati nei cinque continenti. Scoprirete il modello imprenditoriale basato sulla valorizzazione del fattore umano, fonte di esportazioni e investimenti nei Vostri Paesi.
Conosco bene l'Italia. Eppure, ancora oggi, nelle frequenti visite istituzionali da Presidente della Repubblica faccio sempre nuove e felici scoperte.
Approfondendo questa varietà troverete spesso legami insospettati con i Vostri Paesi. Sarete accolti con il genuino interesse di una società che ha da secoli consuetudine di rapporti con il mondo.

Convinto assertore della pace, il Paese che Vi ospita è promotore dell'unità europea, con continuità e coerenza d'intenti.
Fra pochi giorni useremo la stessa valuta in uno spazio europeo dove ci muoviamo già liberamente, senza frontiere alle persone e alle merci.
L'Unione Europea è un patto delle coscienze e della solidarietà, incastonato dai Trattati ma animato dal fermento intellettuale, civile, spirituale che ogni generazione, ogni governo ha il dovere di trasmettere con lo stesso slancio a quella successiva.
Il valore delle nostre irripetibili nazionalità è oggi arricchito dalla coscienza di essere cittadini europei e di concorrere alla trasformazione dell'Europa in una vera Unione politica.


Signori Ambasciatori,

il 2001 è stato un anno drammatico.
A lungo ne affronteremo le conseguenze. Il trauma dell'11 settembre resta vivo, con lo sgomento suscitato dalla brutale spietatezza degli attacchi terroristici agli Stati Uniti.

L'intera comunità internazionale non ha avuto incertezze nella risposta. L'appoggio alla tempestiva reazione degli americani è stato senza precedenti per universalità. La lotta alle organizzazioni terroristiche è lungi dall'essere terminata ma nessuno può dubitare della determinazione di tutti noi a vincerla.

Con la stessa determinazione supereremo le altre prove. Ci misuriamo con conflitti resistenti alle iniziative di pace, con la povertà endemica del Sud, coi crescenti sintomi di degrado ambientale, con la minaccia latente delle armi di distruzione di massa. Ci preoccupano le tendenze a cercare risposte unilaterali in un mondo interdipendente. Inquietano i timori di recessione.

Un nuovo approccio era stato avviato prima dell'11 settembre. Il Vertice G8 e l'apertura del dibattito a un gruppo di paesi del Terzo Mondo, dall'Italia fortemente voluta, segnano una svolta negli atteggiamenti fra "Nord" e "Sud". Occorrono ora seguiti concreti, ma il primo passo è stato compiuto a Genova.

L'economia mondiale ha creato e diffuso prosperità.
La sfida è come estendere i benefici materiali e sociali della globalizzazione a quella parte dell'umanità che finora ne è rimasta esclusa.
La sfida è anche quella di ottenere che le attività economiche ed imprenditoriali nelle aree in via di sviluppo si svolgano in un quadro di regole rispettose della dignità della persona, in particolare delle donne e dei bambini, e dell'ambiente.
La comunità internazionale si è consolidata intorno a principi, valori e regole condivise. Trova nelle Nazioni Unite la sua forma di organizzazione, di procedure e di legalità. Sottoscrivendo la Carta, tutti noi liberamente abbiamo affermato valori in cui crediamo e principi che ispirano la nostra azione.

In Europa e nel mondo, nella seconda metà del secolo scorso abbiamo costruito insieme stabilità, democrazia, diritti umani e sviluppo.
Il cammino compiuto è motivo di fiducia: il raggiungimento di ulteriori traguardi è una nostra responsabilità verso le future generazioni.
Certo, l'esplosione del terrorismo ha bruciato i tempi. Conoscevamo il pericolo ma non ne avevamo realizzato l'imminenza.
La rete terroristica pone un'insidia tanto più grave in quanto rigetta qualsiasi ordine costituito, nazionale o internazionale, qualsiasi legittimità, perché disprezza la vita umana e i valori condivisi dalle nazioni, dalle fedi, dalle culture.

L'Italia si è unita e parteciperà attivamente alla lotta contro il terrorismo. I necessari interventi militari e le azioni di polizia per la sicurezza interna non esauriscono l'impegno. Lo accompagna un'azione politica e economica a largo raggio che neghi al terrorismo la capacità di operare e di fare proseliti.
Facciamo affidamento sulle Nazioni Unite per coagulare il consenso.
La minaccia del terrorismo accresce le responsabilità dell'Alleanza Atlantica, mentre lo sviluppo dei rapporti con la Russia ne consolida il ruolo per la sicurezza e la stabilità.

Il terrorismo è nemico delle istituzioni, internazionali e nazionali, alle quali l'umanità affida le proprie sorti. E' "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale" e come tale richiede di essere affrontato con le misure previste dalla Carta delle Nazioni Unite.
Chi si arroga il diritto di colpire civili innocenti si colloca al di fuori dei principi di convivenza civile della società e dello Stato. Non vi sono attenuanti di nessun tipo.


Signori Ambasciatori,

il terrorismo ha evocato apertamente lo spettro dello "scontro di civiltà" e il germe dell'intolleranza. Rigettiamo l'uno e l'altra.

Ho affrontato spesso il tema del dialogo fra culture diverse, in particolare del Dialogo interculturale fra Occidente e Islam, insieme con il Presidente tedesco, e caro amico, Johannes Rau.

L'universo di culture e di identità nazionali, che tutti noi rappresentiamo, accetta un unico sistema di valori, di principi e di regole di comportamento. Le Nazioni Unite superano le diversità degli Stati membri nel perseguire finalità comuni a tutti: pace, stabilità, sviluppo, giustizia e tutela dei diritti umani. Il funzionamento della comunità mondiale è fatto di interdipendenza e di continuo dialogo.

Le sorti di intere aree geografiche, penso al Mediterraneo, ai Balcani, al Medio Oriente, all'Asia meridionale, dipendono dalla collaborazione fra Stati e comunità di religione o etnia diverse. Il passato offre precedenti di rivalità e scontri, e precedenti di fruttuosa convivenza: i primi hanno portato miserie e impoverimento a tutti, i secondi benessere e avanzamento. Sta a noi scegliere il futuro.

La norma delle relazioni fra comunità di fedeli e Stati di diverse radici religiose è una concordia operosa e rispettosa. I punti di frizione sono l'anomalia, non la regola.
Vorremmo ascoltare più spesso, attraverso i mezzi d'informazione, anche la voce della ragione e del rispetto.

L'Italia è legata a filo doppio col mondo musulmano: per la fitta rete di relazioni intessute con i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente e per la presenza di importanti comunità di immigrati, che vogliamo ben inserite nel tessuto sociale e produttivo della nazione. La loro fede si accompagna al godimento dei diritti e al rispetto delle regole al pari di tutti i cittadini.
Provo angoscia per il dramma del Medio Oriente. E' un dramma!
L'incapacità di israeliani e palestinesi di tornare al fruttuoso sentiero del processo di pace è un grave fallimento dei governanti e della diplomazia. L'intifada danneggia gli interessi del futuro Stato palestinese; l'occupazione militare non offre alcuna sicurezza a Israele; il terrorismo versa sangue innocente e fa avanzare solo la causa dei nemici della pace.

Gli steccati si abbattono con la cooperazione nei fatti, con la volontà di conoscersi, con il rispetto.
Il vero dialogo si traduce in commerci, in investimenti, nel movimento di persone, nell'apertura reciproca dei centri di studio e di pensiero.
Il divario economico fra le due rive del Mediterraneo è fonte di squilibri pericolosi.
Il problema va affrontato alla radice con il duplice apporto di lavoro e capitale: all'emigrazione dei paesi poveri occorre aggiungere un movimento in senso opposto di investimenti in loco che innalzino produzione e consumi.

L'Europa rappresenta un ancoraggio di stabilità e non vuole divisioni nel Mediterraneo.
La barriera più grave è quella che emargina gran parte dell'umanità nella povertà, nella malnutrizione e nel flagello delle epidemie.
Se condanniamo alla disperazione i meno fortunati della terra, miniamo la base dei nostri ordinamenti democratici che rimangono, invece, un baluardo contro il razzismo, l'intolleranza e la xenofobia.

Gli enormi progressi degli ultimi decenni dimostrano che lo sviluppo è un cammino arduo, ma che a nessun paese è negato l'accesso.

Nessuno può sostituirsi alla consapevole responsabilità dei governi del Terzo Mondo.
Ma ai paesi industrializzati spetta intervenire su tre vincoli critici dai quali dipende lo sviluppo sostenibile: l'indebitamento; l'accesso ai mercati; il divario nell'istruzione e sanità.
Il settore privato non deve trasformare in indifferenza il rigore del mercato mentre spetta agli Stati assolvere un fondamentale ruolo di indirizzo.
Sono questi i seguiti concreti del Vertice di Genova che l'Italia si attende e per i quali intende operare insieme ai partners europei e occidentali, specialmente con la Presidenza canadese. Mi rendo conto che l'intervento sostenuto dal G8 nella lotta contro l'AIDS e le malattie epidemiche è solo un tassello dell'enorme dovere di solidarietà nei confronti dei paesi e dei popoli meno fortunati.
E' fondamentale che, nato come foro privilegiato dei Paesi industrializzati, il G8 si faccia carico delle loro responsabilità verso il resto del mondo.

Il governo italiano ha riaffermato la volontà di raggiungere il traguardo dello 0,7% nell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Mi congratulo vivamente con i paesi che già lo assicurano.

Dai destinatari esigiamo solo rigore, nel loro stesso interesse: impegno nella costruzione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, fine dei conflitti e delle guerre civili, realizzazione di una vera politica ambientale.

Il recupero dell'Africa a una piena partecipazione politica, economica e culturale nella comunità internazionale costituisce una storica priorità.
La sua attuale emarginazione priva il mondo di un enorme patrimonio umano e culturale; esclude un potenziale produttivo ancora inesplorato e decine di milioni di potenziali consumatori; minaccia di far divenire l'Africa vittima di una globalizzazione non governata, anziché partecipe dei suoi aspetti positivi.

Riuniti a Lusaka lo scorso luglio, i leaders del continente hanno approvato la Nuova Iniziativa Africana, premessa di una vera condivisione di responsabilità e di un dialogo paritario. Sono oggi gli stessi africani a proporre un patto di partenariato con impegni reciproci e principi condivisi: siamo tutti chiamati a raccogliere la loro proposta.


Eccellentissimo Decano,
Signori Ambasciatori,

se dimostreremo di sapere lavorare insieme, di capire che solo l'umanità nella sua interezza può metterci al riparo da gravi minacce, possiamo guardare al futuro con ragionato ottimismo.

Saluto il nuovo governo di unità nazionale dell'Afghanistan liberato, che sta per riprendere il suo posto nel consesso internazionale. L'Italia si è unita all'intervento militare degli Stati Uniti e degli altri alleati che ha eliminato un regime barbaro e dispotico.

Truppe italiane si schiereranno nella forza multinazionale, sotto mandato ONU e comando britannico, per la sicurezza dell'Afghanistan e degli interventi umanitari nella fase di transizione.

Il Consiglio Europeo di Laeken ha segnato un'altra tappa importante nel cammino dell'integrazione europea e dell'allargamento. Dalla Convenzione incaricata di preparare la riforma delle istituzioni ci attendiamo un impulso decisivo al loro rafforzamento ed alla creazione di una vera e propria Unione politica.
Formulo i migliori auguri al Presidente Valery Giscard d'Estaing che, con l'apporto di Giuliano Amato e di Jean Luc Dehaene, guiderà i lavori della Convenzione. Analoghi auguri rivolgo alla Spagna che assumerà la Presidenza dell'Unione Europea fra pochi giorni.

Un augurio particolare desidero rivolgere all'amico popolo argentino nella fiducia che saprà superare l'attuale difficile momento.


Signori Ambasciatori,

di fronte agli appuntamenti che incalzano, ai pericoli ma anche alle opportunità, la comunità internazionale ha bisogno di coesione e di unità d'intenti.
La capacità di superare le barriere è un tratto della Vostra professione, pur nella diversità delle opinioni e degli interessi che rappresentate.
Oggi avvertiamo più che mai la necessità della ragione e della giustizia.
Su di Voi qui presenti l'Italia, ed io personalmente, facciamo grande affidamento.

Con questi sentimenti formulo a Voi, alle Vostre famiglie, alle Vostre nazioni, tutti i miei migliori auguri per le prossime Festività.

Buon Natale, Buon Anno.