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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

05-12-2001
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in Visita di Stato in Portogallo, all'Assemblea del Parlamento portoghese, riunito in seduta solenne






VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN PORTOGALLO

DISCORSO ALL'ASSEMBLEA 
DELLA REPUBBLICA DEL PORTOGALLO

Lisbona 5 Dicembre 2001




Signor Presidente de Almeida Santos,
Signori e Signore Deputati,
Autorità politiche, civili e militari,
Signori e Signore Ambasciatori,
Signori e Signore,

La ringrazio, Presidente, per le Sue parole e per la calorosa accoglienza di quest'Assemblea, che Ella governa con autorevolezza e prestigio dalla scorsa Legislatura.

Italia e Portogallo hanno Istituzioni parlamentari autorevoli e consolidate nella coscienza popolare. Esse esprimono, secondo le regole definite dalle nostre Costituzioni, le aspirazioni di avanzamento civile ed economico dei cittadini. Le nostre Costituzioni sono custodi del principio della divisione dei poteri, che, negli ordinamenti moderni, richiede la collaborazione, nella reciproca autonomia, tra tutti i poteri dello Stato e rimane insuperabile baluardo dei valori di libertà e di democrazia delle Nazioni.

Mi trovo a Lisbona alla vigilia di un Consiglio Europeo che deve segnare una svolta storica per l'Europa e verificare la volontà politica di realizzare traguardi più ambiziosi. Alla vigilia della circolazione dell'euro, sono convinto che la moneta unica spingerà gli Stati a coordinare in maniera incisiva le rispettive politiche economiche e sociali, fino a realizzare un governo comune dell'economia.

Per Paesi come il Portogallo e l'Italia, che hanno conosciuto i pericoli e i costi delle crisi valutarie intereuropee, la creazione di una zona di stabilità monetaria in Europa è avanzamento senza precedenti. Rafforzata nella propria identità dalla moneta comune, l'Europa non si può accontentare di questo successo. Gli eventi drammatici che il mondo sta vivendo rendono più urgente l'esigenza di accelerare il cammino verso una maggiore unità. Come avvenuto in altri passaggi del processo unitario europeo, il rafforzamento dell'unità si compie in quanto si consente all'impulso degli Stati intenzionati e più maturi ad avanzare nell'integrazione, di tradursi in realtà.

La scossa che l'11 settembre si è propagata da New York e Washington a tutti gli angoli del mondo e ha accresciuto la coscienza dei problemi del mondo d'oggi: dalla povertà dei popoli di vaste aree al degrado ambientale, dalla minaccia latente delle armi di distruzione di massa allo spettro di una recessione globale. 
Abbiamo difeso con prontezza e con determinazione le faticose conquiste di civiltà e di legalità consacrate nella Carta delle Nazioni Unite e nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. Ha errato chi credeva di trovare un Occidente fiacco e senza fibra morale, e una comunità internazionale divisa. Ha errato chi puntava sul conflitto di religioni e di civiltà.

E' troppo presto per tracciare il bilancio di questa prima fase della lotta al terrorismo. L'azione per sradicarlo, ovunque, sarà lunga e complessa.

E' già stato ottenuto un primo successo: l'intervento militare degli Stati Uniti ha liberato l'Afghanistan dal giogo di un regime barbaro. Dopo l'eliminazione degli elementi terroristici ancora presenti in territorio afghano, spetterà a un governo di unità nazionale, rappresentativo di tutte le componenti del Paese, ristabilire una vera pace nel rispetto dei diritti umani. E' l'aspirazione profonda di tutta la popolazione e dei milioni di rifugiati all'estero. La Conferenza di Bonn è stato un passo importante per ritrovare consenso nazionale, sicurezza e stabilità. 

La comunità internazionale, che è stata costretta all'uso delle armi, è pronta a sostenere gli sforzi per la pace; dovrà essere generosa nell'impegno umanitario a favore del popolo afghano e dei rifugiati e nell'assistenza alla ricostruzione. Nazioni Unite, Unione Europea e NATO hanno assunto responsabilità di primo piano. Un Afghanistan pacificato sarà la miglior garanzia di sicurezza per i paesi vicini e di stabilità per l'intera regione.

La lotta al terrorismo sta rinverdendo la capacità di consenso e la stessa operatività delle Nazioni Unite. Ha avvicinato l'Occidente alla quasi totalità dei paesi musulmani. Ha creato nuovi legami fra la Russia, l'Europa e l'America. Ha ampliato la collaborazione con la Cina. Ha indirettamente contribuito al rilancio della liberalizzazione commerciale a Doha.


Signor Presidente,

Portogallo ed Italia sono avamposti dell'Europa. I nostri antenati si sono avventurati senza timore verso lidi lontani. Nomi portoghesi e italiani, da Colombo a Vespucci, da Cabral a Magellano, segnano l'inizio dell'era moderna con l'apertura delle frontiere del Vecchio Mondo.

Affrontiamo la nuova geografia internazionale del terzo millennio con lo spirito e l'immaginazione dei navigatori, dei commercianti e dei governanti delle Repubbliche Marinare italiane, di Enrico il Navigatore e di Don Manuel I in Portogallo.

Ebbero l'ardire, quei nostri lontani antenati, di spingersi ben al di là dell'orizzonte delle terre allora conosciute; affrontarono l'ignoto, spesso insieme. In Brasile, sulle radici portoghesi, si è innestata e prospera una importante comunità italiana. Oggi operiamo in comune per la pace e per lo sviluppo in Mozambico, in Angola e nel far fronte all'emergenza a Timor Est. Ammiriamo il prolungato sforzo del Portogallo nell'assistere il nuovo Stato timorese sul cammino dell'indipendenza.

Mediterraneo e Atlantico sono uniti da un fitto intreccio di legami. Questa compenetrazione fa dell'Italia un membro fondamentale dell'Alleanza Atlantica, a sua volta efficacemente proiettata nel Mediterraneo e, insieme al Portogallo, nei Balcani.

Orgogliosi delle rispettive culture espresse nella ricchezza della lingua, nel dinamismo dell'economia, nel fiorire delle città, noi portoghesi e italiani non rinunciamo certo alle nostre antiche civiltà. 

Il ruolo essenziale degli Stati non è indebolito dai crescenti segmenti di sovranità posti in comune. Al tempo stesso la causa europea merita il meglio di noi stessi: non compiacimento per i risultati ottenuti ma lungimiranza e passione nel guardare a quelli che vogliamo ottenere.

Per l'Italia e il Portogallo l'integrazione europea ha rappresentato un salto di qualità. Società civile, sistema produttivo, infrastrutture e amministrazione dello Stato ne riscuotono i benefici. Fra poche settimane la moneta unica rafforzerà ancora il senso di appartenenza comune dei cittadini europei. Quelle che furono audaci scommesse sono state vincenti. Così sarà anche nelle prossime tappe: la Convenzione, la Conferenza, l'allargamento, la Costituzione europea. L'allargamento accresce la centralità e le responsabilità dell'Europa. L'Unione allargata e unita nella politica estera e di sicurezza diventa un pilastro degli equilibri mondiali. 

Dai paesi candidati attendiamo volontà di partecipazione, di coesione e di solidarietà. L'Unione non è stata costruita sulla somma aritmetica degli interessi nazionali, ma sul valore aggiunto e innovativo degli interessi e dei valori europei. L'Europa conterà nel mondo quanto più fonderà gli sforzi dei singoli in un'azione unitaria: economica, politica, umanitaria, di sicurezza e di difesa. Un'Europa senza graduatorie o gerarchie di membri, ma che apra nuovi spazi a quegli Stati che intendono progredire più celermente nell'integrazione in nuovi campi. 

Confido che lo sforzo combinato dell'impulso del Consiglio Europeo e dell'indirizzo della Commissione, come espressione di un interesse collettivo europeo, daranno coerenza alla rappresentanza esterna dell'Unione.


Signor Presidente,

la domanda d'Europa è diffusa anche perché il resto del mondo ha ben compreso, soprattutto dopo l'introduzione dell'euro, che l'unità europea costituisce un esempio per tutti i popoli, un modello di riconciliazione storica e di avanzamento comune di Paesi oggi fratelli, un tempo non lontano nemici. In una realtà internazionale instabile e dominata da sfide che coinvolgono tutti gli Stati, chi ha saputo costruire si pone subito come esempio, come riferimento obbligato. Le aspettative, in termini di responsabilità e di condivisione di oneri, non vanno disattese; il mondo ci giudicherà dai risultati. In un'Europa protesa verso il Nord Africa e il Medio Oriente, parte di una più ampia comunità atlantica, Portogallo e Italia diventano perno e cerniera di nuove iniziative.

La NATO guarda con crescente fiducia al proprio ruolo di difesa e di sicurezza , che rimane essenziale nel continente, e assume una nuova, indispensabile dimensione nella lotta al terrorismo. Possiede un potenziale operativo, organizzativo e logistico senza pari, anche per far fronte alle emergenze internazionali. 

La NATO affronta un nuovo, innovativo capitolo nei rapporti con Mosca. La Russia, grande Paese europeo col quale la qualità dei rapporti è in continua crescita, sta mostrando nei fatti di essere, e voler essere, parte dell'Occidente.

Nel Medio Oriente stiamo vivendo il drammatico aggravamento della tragedia di due popoli. Le efferate violenze dei giorni scorsi accrescono lo sgomento. I terroristi vogliono colpire inesorabilmente il processo di pace.

La mia sola speranza è che, nella tragedia, israeliani e palestinesi neghino la vittoria ai terroristi con l'incredibile coraggio della pace. 

Il piano Mitchell è stato accettato da entrambi. E' l'ora di attuarlo con coerenza: con fatti non solo con dichiarazioni. La violenza e l'incitamento alla violenza devono cessare. Faccio appello al Presidente Arafat e all'Autorità Palestinese affinché pongano termine all'intifada. 
Comprendiamo tutti il dolore e la rabbia di Israele. Ma sarebbe un tragico errore se conducessero il governo israeliano a distruggere la possibilità di riallacciare il dialogo con un interlocutore valido.

Violenza e rappresaglia hanno condotto israeliani e palestinesi in un vicolo cieco. Israele e l'Autorità Palestinese sono oggi sull'orlo di una guerra della disperazione, che non avrebbe né vincitori né vinti.
Possono ancora fermarsi per far valere col negoziato anziché con le armi le legittime esigenze di ciascuna: sicurezza per Israele; Stato palestinese; confini certi e riconosciuti; rinuncia esplicita alla violenza.
Siamo pronti a esercitare tutta la nostra influenza. Europa e Stati Uniti stanno facendo la massima pressione per un cessate il fuoco cogente e per far nuovamente imboccare la strada del dialogo. Siamo pronti ad assicurare una presenza internazionale sul terreno.
I cittadini di Israele e della Palestina chiedono pace, sicurezza e stabilità. Che i loro governanti ascoltino il loro muto appello.


Signor Presidente,

la nostra visione di impegno nel mondo, nazionale e europeo, è a largo respiro.

Innanzitutto il mondo musulmano. L'universo islamico abbraccia una comunità di 56 Stati e di un quinto dell'umanità, una fascia di popoli che si estende dai nostri mari all'Oceano Indiano, una varietà di culture e di nazioni, di grandi risorse naturali e di vibranti economie. Comunità musulmane sono storiche e vitali minoranze in Russia, in India, in Cina, sono una presenza importante nell'Unione Europea e negli Stati Uniti.

E' imperativo sconfiggere il terrorismo e il fondamentalismo intollerante che lo alimenta; è altrettanto imperativo non creare una frattura pretestuosamente ammantata come guerra di religione. I terroristi lo volevano: non lo hanno ottenuto; questa è la loro prima, vera sconfitta.

Occidente e mondo islamico sono consapevoli che i reciproci interessi - alla stabilità, al buongoverno, alla crescita, allo sviluppo sociale - offrono le basi per una collaborazione duratura e proficua per una convivenza serena, fondata sul rispetto reciproco, fondata sul dialogo.

L'Africa è un vasto continente, in larga parte ai margini della globalizzazione economica e della liberalizzazione degli scambi. Sta a noi e agli amici africani rompere il circolo vizioso di egoismi e di povertà, non sottrarci alle responsabilità della collaborazione. Lo scorso luglio, i leaders del continente hanno approvato a Lusaka la Nuova Iniziativa Africana, premessa di una vera ed egalitaria condivisione di responsabilità. A Genova il G8 ha dato una risposta positiva. Già nell'aprile del 2000, sotto la Presidenza portoghese, l'Unione Europea ha iniziato un rapporto organico con l'Unione Africana.
Gli stessi africani ci propongono un patto di partenariato con impegni reciproci e principi condivisi: democrazia, diritti umani, buongoverno, economia di mercato, stato di diritto. Da parte nostra la priorità di interventi va all'istruzione, alla sanità, all'ambiente.

L'Africa tocca una corda particolarmente sensibile nella coscienza italiana e portoghese. Abbiamo entrambi un'associazione storica, una vicinanza non solo geografica con i Paesi africani; un rapporto di lunga data, passato attraverso alterne vicende, talvolta infauste: mai indifferenza.

In questo spirito sarò fra tre mesi in Sud Africa e in Mozambico, nel Paese dove Ella, signor Presidente, ha trascorso diversi anni, dove l'Italia vanta una disinteressata presenza e che celebra nel 2002 il decimo anniversario della pace di Roma.

Portogallo e Italia sentono forte il richiamo della latinità, dei legami di sangue, di lingua e di cultura. 

Negli ultimi diciotto mesi ho visitato il Brasile, l'Uruguay e l'Argentina. Ho trovato ovunque un genuino desiderio di infondere nuova linfa nei legami con le nazioni europee. 

L'Unione Europea ha iniziato un dialogo col continente e col Mercosur che ha suscitato aspettative e la promessa di un salto di qualità nei rapporti economici e commerciali. 

L'unica via per non far attendere l'America Latina a tempo indeterminato è definire le priorità, concentrandosi su quelle realizzabili e soprattutto portandole a compimento. Il prossimo Vertice euro-latinoamericano si terrà a Madrid in primavera. Ritengo che i tempi siano maturi per affrontare senza rinvii il nodo della liberalizzazione commerciale e dell'accesso ai mercati su base di reciprocità.


Signor Presidente,
Onorevoli Deputati,

gli aneliti profondi dei popoli trovano spesso interprete la fantasia dell'artista. Il genio di Josè Saramago immagina il distacco della Penisola iberica dai Pirenei in una solitaria deriva verso altri lidi.

Nel futuro che abbiamo iniziato a disegnare, c'è invero il viaggio verso le sponde africane e americane. Ma quel viaggio non sarà una deriva. Il Portogallo non sarà solo. L'Italia ha rispetto e ammirazione per la vostra storia, per la vostra capacità d'iniziativa in Europa e nel mondo.
Sarà una navigazione che l'intera Europa compirà con una rotta e con un approdo condivisi. 

Non è dato ai mortali conoscere il futuro che li attende: le insicurezze presenti rendono ancor più difficile lo scrutarlo. Facciamo però affidamento sul valore e sul temperamento degli uomini del nostro glorioso continente, sulla consapevolezza di dover agire con rapidità e con decisione, sulla volontà di fare definitivamente dell'Europa un protagonista autorevole della comunità internazionale.