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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

04-12-2001
Brindisi del Presidente Ciampi durante il pranzo offerto in Suo onore dal Presidene del Portogallo Sampaio

 

VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI IN PORTOGALLO

BRINDISI AL PRANZO DI STATO
OFFERTO DAL PRESIDENTE DEL PORTOGALLO
 JORGE SAMPAIO IN ONORE DEL PRESIDENTE CIAMPI

Lisbona, 4 dicembre 2001

   



    Signor Presidente della Repubblica,
     sono lieto di trovarmi nel Suo Paese alla vigilia dell'introduzione dell'euro che intreccerà indissolubilmente i destini di Portogallo e Italia.

    Sono rimasto colpito dalle manifestazioni d'amicizia di un Paese che noi italiani sentiamo affine e che ammiriamo per gli orizzonti ampi, lo spirito di scoperta che ne ha accompagnato lo straordinario svolgimento storico.

    Non posso tacere la mia costernazione per le stragi di Gerusalemme e di Haifa, ma le nuove rappresaglie di ieri e di oggi accrescono il nostro sgomento. L'Europa adopererà tutta l'influenza che è in grado di esercitare per far cessare la violenza. L'unica speranza è che gli israeliani e palestinesi abbiano il coraggio della pace per sventare la tragedia incombente.

    Ho riscontrato, nei nostri colloqui, la volontà convergente di restituire slancio all'integrazione europea e di contribuire al rafforzamento delle istituzioni, nel solco segnato dai Padri Fondatori.

    Non avrebbe potuto essere diversamente perché, pur collocato all'estremità dell'Europa, il Portogallo ne costituisce non solo un avamposto ma una robusta componente politica ed intellettuale.

    Se in una realtà internazionale sottoposta a rapidissimi mutamenti e sollecitazioni, l'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica rimangono solidi pilastri per Italia e Portogallo, è perché le scelte di cinquant'anni orsono hanno ben interpretato e tutelato gli interessi dei nostri popoli.

    L'Europa si prepara alla quarta riforma istituzionale in dodici anni. La prossima dev'essere duratura. E' essenziale quindi chiarire sia le motivazioni profonde dell'unità europea sia gli obiettivi da perseguire in vista delle prossime scadenze: la Convenzione, la conferenza intergovernativa, auspicabilmente prima delle elezioni europee del 2004, l'allargamento.

    L'introduzione dell'euro, strumento per arrivare ad una ancora maggiore integrazione e non fine a se stesso, ci indica la rotta.

    Ci conferma innanzitutto che occorre guardare sempre più avanti: non può esservi un vero progetto europeo in mancanza di un autorevole governo dell'economia, di una comune politica estera e della difesa, di una incisiva cooperazione giudiziaria.

    Nei nove lustri della sua attività, l'Unione Europea ha imparato ad esprimere politiche, interessi e valori comuni. Ne sono tutelati con efficacia tutti gli Stati membri, grandi e piccoli. In assenza dell'impulso propositivo di un nucleo ristretto di Stati, oggi espresso dalla zona euro, questo risultato non sarebbe stato possibile.

    Se viviamo con costruttiva tensione queste settimane, alla vigilia del Consiglio Europeo di Laeken, è perché esiste la consapevolezza della importanza delle decisioni da prendere. Il prossimo passo sarà infatti la creazione di una vera e propria soggettività internazionale dell'Unione, da sviluppare attraverso la creazione di uno spazio politico comune e che sfocerà in una Costituzione europea.

    Essa esprimerà il sistema di valori, di diritti, di regole condivise in Europa e darà compiuta espressione al concetto di cittadinanza europea.

    L'Alleanza Atlantica rappresenta, ancor più dopo i tragici avvenimenti dell'11 settembre e l'immediata dimostrazione di solidarietà alleata, l'unicità e l'indivisibilità della sicurezza fra Europa e Stati Uniti. Essa assicura la stabilità, come dimostrato anche dalla collaborazione dei Paesi europei nei contingenti di pace nei Balcani.

    La lotta per eliminare il terrorismo sarà lunga. Ed è necessaria anche per riportare sicurezza in Medio Oriente.

    Un primo successo è stato ottenuto con l'intervento militare che ha consentito di affrancare l'Afghanistan da un regime brutale e barbaro. Ma solo il varo di un governo di unità nazionale avvierà verso una vera pace e il miglioramento delle condizioni di vita di quel martoriato popolo. Questo è il compito della comunità internazionale, e il ruolo che, con le Nazioni Unite e la NATO, è chiamata a svolgere l'Europa.

    Confidiamo molto nella prossima presidenza portoghese dell'OSCE, che intende dare priorità alla lotta al terrorismo.

    Signor Presidente della Repubblica,
    il Portogallo e l'Italia condividono la responsabilità di spezzare l'emarginazione dell'Africa e di riportare quel continente nell'alveo di una collaborazione solidale con l'Europa basata sulla complementarità degli interessi e degli obiettivi. Dall'altra parte del Mediterraneo vi sono interlocutori pronti ad assumere nuove responsabilità: è il momento di non lasciarli soli, di agire insieme, di vincere gli egoismi.

    E' nostro essenziale interesse preservare e rinsaldare i vincoli con l'America Latina, evitando che i processi di globalizzazione indeboliscano un comune spazio storico, economico e culturale, in gran parte d'ispirazione europea.

    Le esprimo infine l'ammirazione del mio Paese per l'impegno profuso dal Portogallo a Timor Est - cui anche l'Italia si è associata - nel promuovere la causa dei diritti umani e dell'autodeterminazione.

    I rapporti fra Italia e Portogallo attraversano un'epoca di grande dinamismo: nella collaborazione politica, visibile nei principali fori internazionali; nell'economia, mediante l'incremento dell'interscambio e degli investimenti; e nella vita culturale, attraverso il rinnovato impulso alla promozione, fin dalle scuole secondarie, delle nostre due lingue.

    Signor Presidente della Repubblica,
    è con questi sentimenti di profonda amicizia che levo il calice, anche a nome di mia moglie, al personale benessere Suo e della Signora Sampaio, alla prosperità dell'amico popolo portoghese e all'ulteriore avanzamento delle nostre relazioni bilaterali.