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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

14-10-2001
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della Cerimonia in onore della Medaglia d'Oro al Valor Militare Antonio Giuriolo





INTERVENTO
PRONUNCIATO A BRACCIO
DAL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA
IN ONORE DELLA MEDAGLIA D'ORO
AL VALOR MILITARE ANTONIO GIURIOLO

Lizzano in Belvedere, 14 ottobre 2001

 

(TRASCRIZIONE DA REGISTRAZIONE AUDIO)




Non era previsto che prendessi la parola, ma in una giornata come questa - con questo magnifico cielo, in mezzo a queste montagne, che anche a me pur nato sulla costa, sono familiari - di fronte a questo cippo sento di non potere andar via senza rivolgervi il mio saluto.

In una giornata che, come già è stato detto, è una giornata di rievocazione del passato, ma non fine a se stessa, per cercare di operare bene nel presente, guardando innanzi a noi, guardando al futuro.

Questo cippo è dedicato ad Antonio Giuriolo, nato ad Arzignano, classe 1912, uomo di lettere che diventa uomo d'arme. Perché diventa uomo d'arme? Diventa uomo d'arme perché vi è in lui, come accadde a tanti, a molti italiani, una rivolta nella propria coscienza; una rivolta morale dopo quella giornata orribile che fu l'8 settembre del 1943.

Ciascuno di noi, militari - e Antonio Giuriolo era ufficiale degli Alpini - s'interrogò sul da farsi; e la risposta la trovò, ripeto, nella propria coscienza. Fu una risposta di dignità personale e nazionale che ci vide, all'inizio, silenziosamente accomunati. Certo la sua rivolta morale fu decisa e forte, anche perché ebbe la fortuna di avere avuto nei suoi studi all'Università di Padova, così come accadde in tante altre Università italiane, una grande scuola; una scuola di uomini liberi.

Egli era diventato un uomo che credeva nella religione della libertà. E fu questo che permise a lui di fare quella scelta. Ma quella scelta, ripeto, si consumò contemporaneamente nell'animo della maggior parte degli italiani; e da questa rivolta morale nasce la Resistenza. Perché la Resistenza ebbe tante forme, tante manifestazioni diverse; dipese oltre che dal sentimento di ciascuno di noi, dalle circostanze in cui ciascuno di noi si trovò ad operare.

E certo fu Resistenza la risposta armata di tanti nostri commilitoni, che reagirono con le armi a Cefalonia, in Corsica, in tante isole del Mediterraneo, a Piombino, a Napoli; che dettero luogo a una reazione forte anche se, nella maggior parte dei casi, sfortunata.

Fu Resistenza ugualmente la scelta di tanti prigionieri dei campi di concentramento, che preferirono il rigore di quei campi all'accettazione di forme di collaborazione con chi condivideva valori diversi - perché allora, come ha detto Enzo Biagi, fu una scelta di campo, fu dovuta a una scelta di valori - e quindi preferirono i rigori dei campi di concentramento, per numerosi anni, alla collaborazione.

Fu Resistenza l'aiuto che tanta parte della popolazione italiana dette nelle montagne, nei villaggi, nelle città a chiunque fosse fuggiasco in cerca della libertà. Certo di quella Resistenza la punta più avanzata fu rappresentata da coloro che presero le armi, che dettero luogo alle formazioni partigiane, che combatterono in queste montagne, come in tante altre parti del nostro Paese per la liberazione dell'Italia.

E appunto siamo qui a ricordare uno dei più eroici comandanti di quelle formazioni: Antonio Giuriolo, "Capitan Toni". Egli è morto qui a Monte Belvedere il 12 dicembre 1944, compiendo un atto di eroismo nel tentativo di sottrarre alla morte o alla cattura alcuni uomini della sua formazione. Giustamente gli è stata conferita la Medaglia d'oro al Valor Militare, ma credo che ancor più di questa altissima onorificenza, sia importante il fatto che coloro che erano con lui, da quel giorno, ogni 12 dicembre sono venuti in questi luoghi per ricordarlo.

Con lui ricordiamo qui anche tutti coloro che caddero, sia quelli della stessa Brigata "Matteotti", comandata da "Capitan Toni", sia delle tante altre brigate che combatterono su queste montagne e in tante altre parti d'Italia.

Nel rendere loro onore noi non manteniamo solamente un doveroso impegno che abbiamo, ma compiamo un dovere e un obbligo che abbiamo nei loro confronti: e mantenere la memoria di quelle vicende non è solo un fatto di nostalgia.

Come ho detto all'inizio è un fatto che ci deve servire a operare bene nel presente guardando al futuro, ma avendo in mente che quegli ideali, per i quali qui questi uomini morirono, erano gli ideali per i quali si era avuto il Risorgimento italiano, in una continuità della nostra storia, che dobbiamo sempre più sentire dentro di noi. Perché solamente così i nostri comportamenti saranno coerenti con noi stessi, con la storia del nostro popolo, nell'interesse dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Ricordo sempre che alla sommità del monumento del Vittoriano, che celebra la memoria del nostro Risorgimento e dell'Italia unita, vi sono le due scritte: "Alla libertà dei cittadini, all'unità della Patria". Ecco libertà, giustizia, unità.

Abbiamo sempre presente, nel nostro operare quotidiano, l'importanza del valore dell'unità dell'Italia. Questa unità che sentiamo essenziale per noi, quell'unità che, in fondo oggi, a mezzo secolo di distanza, dobbiamo pur dirlo, era il sentimento che animò molti dei giovani che allora fecero scelte diverse; che le fecero credendo di servire ugualmente l'onore della propria Patria.

Questa unità preserviamola e in ogni nostra azione essa sia il punto e il riferimento insieme con la difesa dei valori di democrazia, di libertà e di pace.

Con questi sentimenti sono qui con voi, con tutti i compagni di "Capitan Toni" per rendere omaggio alla sua figura.

Ricordiamolo: uomo di lettere che diventa uomo d'arme. Lo diventa per servire la Patria. Grazie.