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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

20-09-2001
Intervento del Presidente Ciampi a Matera in occasione della visita alla Regione Basilicata

 

VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA REGIONE BASILICATA

Intervento all'incontro istituzionale

Matera, 20 settembre 2001

Signor Presidente della Regione,
Signor Presidente della Provincia di Matera,
Signor Sindaco di Matera,
Signori Sindaci della Provincia,
Signori Parlamentari,
Presidente Colombo,
Eccellenza,
Autorità,
Signore e Signori;

    grazie per le vostre parole, grazie per la vostra accoglienza. Ho in animo molte cose che vi voglio comunicare, emozioni che suscita in me questa visita.

    Ma anzitutto voglio unirmi a coloro che mi hanno preceduto nel rinnovare l'espressione del nostro orrore per l'attacco terroristico all'America. È un'offesa a noi tutti, a tutte le democrazie, a tutti i popoli civili e amanti della pace. I colpevoli non devono rimanere impuniti. Sin dal giorno stesso del terribile evento, e più di recente a Gorizia e ieri a Potenza, ho voluto essere interprete dei sentimenti di sdegno di tutti gli Italiani, e della loro fermezza nella difesa dei nostri valori di civiltà, di libertà, di rispetto della vita umana.

    Ed ora ritorno a voi: e voglio prima di tutto dire grazie, a voi e a tutti i materani, per avere intrapreso un'opera straordinaria per restituire all'Italia e al mondo tutta la bellezza di questa città davvero unica: e di restituircela rinnovata e restaurata, di nuovo viva.

    Ho ancora negli occhi il quadro spettacolare che si ha scendendo in elicottero sull'altura che fronteggia la vostra città, con in primo piano l'anfiteatro dei Sassi. Ho riprovato la stessa emozione che ebbi quando li vidi per la prima volta. Attendo con gioia di tornare a visitarli. So che, a quasi quattro anni dalla mia ultima visita, troverò non poche novità in quell'agglomerato di antichissime abitazioni, che negli anni '50 o '60 era considerato - lo ricordate? - "una vergogna nazionale", e che sta trasformandosi in una città antica e nuova, già profondamente risanata e rinnovata, anche se l'opera non è ancora completata. Essa è già una testimonianza del vostro impegno per compiere, come qualcuno ha detto, con un'audace iperbole, un balzo "dal neolitico al cibernetico": il che è comunque possibile perché siamo in Italia, e l'Italia è all'avanguardia del progresso economico e civile, in Europa e nel mondo.

    Ho riletto, in vista di questo mio viaggio in Basilicata, il testo del discorso che, nella mia qualità di Ministro del Tesoro, pronunziai in occasione della mia ultima visita a Matera, il 14 novembre 1997, discorso che il Presidente della Regione ha voluto cortesemente ricordare. Venni per partecipare a un seminario sui programmi infrastrutturali comunitari, che hanno avuto grande importanza nella vostra rinascita, grazie anche alla vostra riconosciuta capacità di utilizzarli presto e bene.

    Penso sia utile ricordare ciò che allora ci dicemmo, perché dà testimonianza del cammino che abbiamo compiuto. Sostenni che, in vista della nostra allora imminente adesione alla nuova fase dell'Unione Monetaria Europea (quella che ci porterà fra poche settimane ad avere tutti nelle nostre tasche la stessa moneta, l'euro, e l'Europa acquisterà allora nella mente di tutti noi una nuova realtà), l'Italia poteva e doveva tornare "a ritmi più elevati di sviluppo". Azzardai anche una previsione, e cioè che, di conseguenza, il tasso di disoccupazione, che era previsto al 12 per cento della forza lavoro per il 1998, sarebbe potuto scendere, nel 2001, al 10,5 per cento. Mi sbagliavo, perché siamo scesi al 9,6 per cento, grazie alla vitalità di cui continua a dar prova la nostra economia. So bene che in Basilicata il tasso di disoccupazione è ben più elevato, è del 16 per cento, ma anche qui è in diminuzione. Le previsioni del governo in carica di ulteriori riduzioni della disoccupazione, e di una accelerazione del nostro processo di sviluppo, sono ritenute, anche dalle grandi istituzioni internazionali, del tutto credibili. A condizione, come già allora era evidente, che si attuino quei "significativi cambiamenti strutturali", come dissi qui a Matera, che richiedevano allora, e richiedono oggi, il consenso e lo sforzo di tutti.

    Di quelle riforme strutturali feci anche un elenco, che includeva: "il potenziamento delle infrastrutture….; una maggiore deregolamentazione per sviluppare la concorrenza….; la revisione del sistema impositivo…; un miglior funzionamento del mercato del lavoro….; una riqualificazione della spesa pubblica che assicuri l'istruzione e la formazione professionale per tutto l'arco della vita lavorativa".

    Ricordo quei nostri discorsi perché essi danno testimonianza sia della strada che abbiamo fatto in questi quattro anni, sia della strada che dobbiamo ancora fare tutti assieme; ed anche della sostanziale continuità, garantita dagli impegni assunti in sede comunitaria, dei fondamentali obiettivi della politica economica dell'Italia: anche se ogni governo ha poi il diritto e il dovere di definire il percorso che ritiene migliore per raggiungerli.

    L'opera dei governi condiziona, ed è a sua volta condizionata, dalla capacità d'innovazione e di crescita della società. La storia economica d'Italia ha registrato, negli ultimi decenni, una grande diffusione delle capacità imprenditoriali, su tutto il territorio. Quarant'anni fa, il panorama industriale italiano era ancora sostanzialmente circoscritto nel "triangolo" Milano-Torino-Genova. Oggi, quando si parla dell'industria italiana, si fa riferimento a un realtà diffusa sui quattro quinti del nostro territorio.

    Il vostro polo del mobile imbottito, che oggi rappresenta, secondo i dati di cui disponiamo, attorno all'80 per cento dell'industria italiana del settore, ed esporta oltre confine tra l'80 e il 90 per cento della sua produzione, quarant'anni fa non esisteva, e nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe divenuto. Il modello italiano della piccola e media impresa, il modello dei distretti industriali, si è diffuso in tutto il Paese ed è oggetto di studio nel mondo.

    Nella Basilicata, come in altre regioni, l'espansione produttiva è condizionata, oltre che dagli indirizzi della politica economica nazionale, dal verificarsi di condizioni locali favorevoli allo sviluppo. Fra queste, un "ordinato vivere civile", di cui la vostra regione è un esempio, e che favorisce la crescita in loco e l'afflusso di iniziative imprenditoriali e di investimenti. Ma ha importanza prioritaria il sistema delle vie di comunicazione - strade, ferrovie, porti -, e qui siamo ancora sicuramente carenti, come è stato da voi giustamente ricordato con forza.

    Non meno determinante è il rapporto fra il mondo delle imprese e il mondo della formazione e della ricerca, accanto al potenziamento delle infrastrutture più innovative. Vi ho ascoltato e so bene che di queste priorità voi siete consapevoli.

    Per sopperire alle mancanze più gravi in questi settori, le risorse di cui dispongono le autorità locali non possono essere di per sé sufficienti. Un crescente impegno del governo centrale per rimediare all'arretratezza infrastrutturale di cui soffre, in maggiore o minor misura, tutto il nostro Mezzogiorno, continua quindi a costituire una priorità nazionale, anche nel quadro, che va prendendo forma, di un crescente decentramento delle funzioni e dei poteri di governo.

    Il buon uso che le Regioni faranno dei maggiori poteri che verranno loro conferiti in un prossimo futuro sarà tuttavia anch'esso determinante; come lo sarà la capacità di coordinare le iniziative e gli interventi di tutte le istituzioni di governo locali - Regione, Provincie, Comuni - e di creare forme e consuetudini di cooperazione fra le autorità amministrative, le associazioni imprenditoriali e sindacali, gli istituti universitari e di ricerca.

    Lavorate insieme, se volete avanzare sulla via del progresso economico e civile, facendo fronte a una concorrenza ormai globale, e cogliendo anche le nuove opportunità che vi si offrono su scala internazionale. L'esigenza di realizzare quella che io sono solito chiamare l'"alleanza delle autonomie" fa ormai parte di una nuova cultura politica che appare diffusa in tutto il Paese; là dove è più forte, si fanno i maggiori progressi.

    Molti altri temi importanti sono stati da voi menzionati. Non posso, fra tutti, ignorare quanto ci ha ricordato il Sindaco di Matera: il fatto cioè che proprio domani cadrà il 58° anniversario dell'insurrezione della città di Matera contro il fascismo. Quei moti popolari furono uno dei primi episodi della Resistenza: un evento che rivela l'intreccio profondo della storia e dell'identità di questa città e di questa regione con la storia e con l'identità della nostra Italia.

    L'amor di Patria, il nostro passato glorioso, ci uniscono, da Sud a Nord: dai lidi mediterranei, dove fiorirono i primi centri della nostra cultura, fino a Roma, fino al Po, fino alla cerchia delle Alpi, oltre la quale la nostra civiltà si irradiò in tutto il continente. Non meno del passato, e della memoria che ne abbiamo, ci unisce il futuro che insieme stiamo costruendo.

    Vorrei concludere con una citazione, che avete già ascoltato da me quattro anni fa, da uno scritto di un mio illustre predecessore al governo della Banca d'Italia, il vostro quasi conterraneo, pugliese di nascita, Donato Menichella. Egli amava ripetere che "il futuro nostro, dei nostri figli, sta in noi, in tutti noi". Ricordiamolo: non bisogna mai richiamare le responsabilità sugli altri, se prima non si sono assolte le proprie. E a voi tutti, un caldo augurio di buon lavoro, nello spirito di quel monito, che fa oramai parte del nostro modo d'essere.