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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

16-03-2001
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in visita di Stato nella Repubblica Argentina, in occasione dell'incontro con la collettività italiana di Rosario






VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NELLA REPUBBLICA ARGENTINA

INCONTRO CON LA COLLETTIVITA'

Rosario, 16 marzo 2001




Autorità della Provincia e della città di Rosario,
Cittadini di Rosario,
Italiani di Rosario,

sono lieto di essere assieme a voi per condividere le emozioni, intense e profonde, del mio incontro con la straordinaria collettività italiana dell'America Latina. Voi siete l'approdo di un viaggio, cui tenevo particolarmente: iniziato lo scorso anno in Brasile, proseguito in Uruguay e Argentina visitando città, San Paolo, Montevideo, Buenos Aires e oggi Rosario, che hanno congiunto i destini dell'Italia e dell'America Latina.

In questo luogo sacro alla Nazione argentina, dove il Generale Manuel Belgrano, figlio di esuli italiani, di ceppo ligure, istituì la bandiera dello Stato, quella che un vostro canto patriottico definisce: "la bandiera idolatrata, l'insegna che Belgrano ci lasciò", rendo omaggio all'intreccio di valori che sin dagli albori dell'Indipendenza argentina e del Risorgimento italiano, hanno unito Argentina ed Italia in una generosa fraternità.

Ritrovo in voi, nella vostra calorosa accoglienza, nei vostri sentimenti quel desiderio di mantenere e di approfondire un legame con la Patria d'origine, che avete sempre coltivato con orgoglio e con convinzione, con fedeltà.

Siete il ceppo su cui è attecchita la civiltà cittadina ed urbana di Rosario. Il suo sviluppo economico e culturale deve molto alla vostra intraprendenza, al vostro spirito di sacrificio. Avete saputo essere punto di riferimento e di aggregazione fra diverse culture che convivono in un rapporto di reciproco arricchimento. Di Rosario siete l'anima creativa, la forza pulsante dello sviluppo, come pure di questa fertile pianura, che con il lavoro dell'uomo è diventata fonte di benessere.

Questa è l'ultima tappa di un percorso che in pochi giorni mi ha portato nel cuore dell'italianità in Uruguay e in Argentina. Ho visto le realizzazioni, le scuole, gli ospedali che avete costruito; avete portato l'Italia nel Mar de la Plata. Ho trovato immutato il vostro amor di patria, nato prima che l'Italia fosse Stato, mantenuto nel passaggio di otto generazioni.

Ho sentito anche le vostre aspettative, le vostre delusioni.

Vi attendevate di poter esercitare il diritto di voto già dalla imminente consultazione elettorale del 13 maggio. Purtroppo non sarà così. Comprendo il vostro stato d'animo. Ma il diritto è acquisito. La vostra piena partecipazione alla vita politica italiana con rappresentanti da voi eletti è diritto ormai iscritto nella Costituzione della Repubblica. Gli italiani all'estero, Voi, sono parte attiva del Parlamento italiano.

Ancora so che nutrite legittime aspettative di insegnamento e diffusione della cultura italiana, di previdenza sociale equa, di una formazione che aiuti i vostri figli a inserirsi più facilmente nel tessuto produttivo dell'Argentina, di minore lentezza nel riconoscervi il diritto di essere cittadini italiani. All'Italia non chiedete di essere assistiti; chiedete solo quanto è indispensabile per continuare a essere leali italiani fuori dall'Italia.

Ho sentito la vostra voce. Non vi risponderò con facili promesse. Mi assumo volentieri la responsabilità di portare il vostro messaggio in Italia rinnovando l'impegno che presi il 18 maggio 1999 di fronte al Parlamento, quando feci appello agli italiani nel mondo come parte integrante della nazione. Fu il giorno in cui giurai fedeltà alla Costituzione quale Presidente della Repubblica.

La memoria del passato e dei valori condivisi è la base per rendere salda la nostra comunità del futuro. Condivido l'idea di creare un Centro di Documentazione sull'emigrazione italiana in Argentina. E' nostro dovere coltivare il ricordo dello straordinario contributo dei nostri connazionali alla Storia di questo Paese perché le prossime generazioni ne traggano esempio. Ne è testimonianza la Mostra sul "Tesoro della Memoria" che ho visitato ieri a Buenos Aires: mi ha colpito e commosso.

Confido nel vostro senso pratico, nella vostra concretezza, nei vostri ideali. Ho voluto far coincidere la mia presenza in Argentina con giornate indimenticabili della nostra straordinaria esperienza unitaria. La proclamazione dell'unità d'Italia è avvenuta il 14 marzo 1861; la promulgazione il 17 marzo 1861.

Riveste per me un valore simbolico enorme condividere con voi, questa ricorrenza così ricca di significati per la nostra comune storia e per la nostra identità di nazione.

A Roma, in occasione della riapertura al pubblico del Vittoriano nel settembre scorso ho ricordato quanto alla fine del secolo XIX i realizzatori dell'unità d'Italia avvertissero l'importanza di radicare l'eredità risorgimentale nel presente e nelle generazioni successive.

Quando venite a Roma, Vi sollecito a visitare il Vittoriano e a riflettere sul tema centrale del monumento, a fare di esso, il centro della vostra italianità. Tutte le "anime" del Risorgimento si trovano unite nelle due scritte che sono sulla sommità dei due propilei: "Alla Unità della Patria; Alla Libertà dei Cittadini".

Non vi potrebbero essere parole più cristalline per definire l'identità dell'Italia quale venne pensata dai primi patrioti. Essi non disgiunsero la conquista dell'indipendenza nazionale da quella delle libertà civili. E' una conquista rinnovatasi, fra alterne e travagliate vicende, fino agli albori del XXI secolo, attraverso lo slancio di una volontà che ha per obiettivo, la libertà, il progresso.

Queste parole segnano il percorso dell'Italia dal Risorgimento ad oggi. Un cammino, per costruire le fondamenta democratiche della nostra Patria, caratterizzato da forti pulsioni, un susseguirsi di entusiasmi e di delusioni, di successi e di dolorosi ritardi.

Un cammino che ha portato all'Italia repubblicana, con la Costituzione del '48, e oggi all'Italia moderna Questa nostra Italia è tra i principali artefici di questa esperienza di straordinario significato che è l'integrazione europea. Il corso degli eventi nell'intero mondo ne è stato profondamente influenzato. L'Europa che era un complesso di Stati fra di loro antagonisti - e spesso in conflitto armato - si è trasformata in una Unione, ha già assicurato condizioni di pace a tre generazioni dei suoi figli.

Questa Unione avrà l'euro il 1° gennaio del 2002.

Questa è l'Italia, questa è l'eredità storica e di valori che ci è stata tramandata e che il popolo italiano e voi, come parte integrante di esso, condividete.

Mai come in questo inizio di secolo le iscrizioni del Vittoriano esprimono l'identità dell'Italia ed accomunano gli italiani e chi, di gente italiana, ne porta l'origine anche a distanza di generazioni.

Quel monumento è simbolo dei legami indissolubili fra l'Argentina e l'Italia. I più giovani fra di voi forse non sanno che i bracieri che alimentano la fiamma perenne del Milite Ignoto sul Vittoriano, in onore dei caduti per la Patria di tutte le guerre, furono donati dall'Associazione combattenti e reduci di Buenos Aires nel 1968.

Sono lieto di poter celebrare questo momento così denso di significato e di ricordi con voi, con la grande comunità italiana unita, in Argentina ed in Uruguay, in questa straordinaria Rosario. Voi siete uniti in un saldo rapporto con la madrepatria che guarda a voi con fiducia e con rinnovata consapevolezza della propria responsabilità.

Sto per tornare in Italia con gli italiani del Plata e del Paranà nel cuore. Ho incontrato una seconda Italia australe, non meno italiana di quanto lo sia l'Italia del Mediterraneo, con una coscienza non meno forte della propria italianità. Per chi ama l'Italia, per chi come me crede nell'Italia, questa visita è fonte di grande arricchimento, è motivo di fiducia e di conforto. Torno con la coscienza di essere Presidente di un grande Paese, Presidente di un popolo ben più grande e numeroso di quello che vive nel territorio racchiuso fra le Alpi e il mare di Sicilia.

Viva l'Argentina, Viva l'Italia.