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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

15-03-2001
Discorso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in visita di Stato nella Repubblica Argentina, al Congresso riunito in seduta plenaria





VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NELLA REPUBBLICA ARGENTINA

DISCORSO AL CONGRESSO
RIUNITO IN SEDUTA PLENARIA

Buenos Aires, 15 marzo 2001


Signor Presidente Losada,
Signor Presidente Pascual,
Onorevoli Senatori,
Onorevoli Deputati,

l'animo con cui sono arrivato è colmo d'amicizia: non mi è difficile ricambiare il calore del Suo benvenuto. Apprezzo l'onore che mi fate, e che soprattutto fate all'Italia, nel riunirVi in Sessione Plenaria per ascoltarmi.

Non è la prima volta che mi rivolgo al Parlamento di un paese amico. Ma l'Argentina è ben più di un paese amico. Su questo suolo, sotto questa bandiera bianca e azzurra gli italiani non sono mai stati stranieri.

Mi riconosco nella fisionomia della Vostra nazione: una nazione giovane con radici antiche, che sono le nostre stesse radici, europee, romane, cristiane. Amicizia e solidarietà non bastano a esprimere quanto ci unisce.

I nostri legami sono così stretti, le nostre relazioni poggiano su una comprensione unica, fra gente prima che fra Stati, che viene naturale proporVi una loro ancor più solida saldatura. Essa sarà la base su cui costruire un rapporto privilegiato fra Europa e America Latina.

Ho pensato a lungo a questo messaggio, agli orizzonti che apre e alle responsabilità che comporta. Vi parlo come non ho mai parlato a un Parlamento straniero. Questo stato d'animo rende il mio compito oggi più appassionato e più impegnativo che mai.

Sono convinto che per i nostri due Paesi sia giunto il momento di fare una scelta coraggiosa e lungimirante: impegnarci a costruire un'alleanza di governi e di popoli. Non è un traguardo scontato, è una sfida; una sfida che dà corpo alla fiducia e alle aspettative delle nostre nazioni e delle future generazioni italiane e argentine.

Mi sprona il lavoro fatto in questi ultimi anni. Abbiamo definito una fitta rete di accordi per una cooperazione intensificata, in tutti i campi e a tutto campo. Altre intese si concludono a margine della mia visita. I due Parlamenti hanno ratificato tutti gli accordi firmati; ratificandoli nelle ultime settimane di attività, la legislatura italiana uscente ha dato un inconfondibile segnale di priorità e di consenso alle relazioni con Buenos Aires.

La "relazione speciale" è oggi legge dei nostri due Paesi. Ma non dobbiamo confondere le norme con i seguiti operativi. Il cammino verso un'effettiva e proficua partnership inizia adesso. Abbiamo gli strumenti per costruirla; dobbiamo usarli.

Spetterà ai Governi farsi carico degli adempimenti previsti dagli accordi, in particolare la sollecita riunione della Commissione Mista prevista dal Protocollo esecutivo del Trattato di amicizia e collaborazione e il secondo Foro di dialogo italo-argentino. Non dobbiamo tradire le aspettative degli operatori economici, dei milioni di italo-argentini, fra i quali 600 mila doppi cittadini, e delle società civili dall'una e dall'altra parte.

Partiamo da lontano. Le pagine dell'indipendenza nazionale portano l'impronta del contributo reciproco, di figure come il Generale Belgrano o Giuseppe Garibaldi. Generazioni e milioni di italiani hanno partecipato alla costruzione dell'Argentina. Cittadini di due mondi, hanno lasciato il segno su questa terra, hanno sempre nutrito amore per la terra che avevano lasciato ma non dimenticato.

Due secoli hanno edificato un retaggio comune di famiglia, di civiltà, di cultura.

Questo Parlamento è specchio dell'Italia in Argentina. Più di un terzo di voi vanta origine italiana. E noi di ciò siamo orgogliosi. Siamo orgogliosi dell'apporto delle centinaia, anzi migliaia, di oriundi italiani che hanno incisivamente servito in questo Senato e in questa Camera nel corso delle legislature, e dei ben più numerosi oriundi italiani che hanno contribuito e contribuiscono alla vita politica e istituzionale della nazione.

Ricordo quanti di Voi erano a Roma a novembre, benvenuti ospiti della Conferenza dei Parlamentari di origine italiana nel mondo. Vi sono grato per avermi reso visita al Quirinale: mi avete anticipato le attese del Vostro Paese e i sentimenti che animano quest'Assemblea nei confronti dell'Italia.

Due secoli di ondate emigratorie ci hanno fatto partecipanti, non spettatori, dell'emergere di un nuovo grande Paese: un'Argentina libera, prospera e pacifica. Ne abbiamo gioito perché i successi dell'Argentina sono anche i nostri successi, degli italiani e dell'Italia. Siamo stati testimoni delle Vostre realizzazioni in campo culturale, economico e sociale. Ne siamo andati e ne andiamo orgogliosi.

Non fu solo per l'ospitalità con cui furono accolti che i miei connazionali trovarono qui una patria in comune con tutti gli altri argentini. Scoprirono di condividere le radici più profonde della giovane nazione argentina; ebbero conferma dell'appartenenza alla grande famiglia latina.

La latinità non è né una razza né un'ideologia, ma un legame di civiltà.

Nasce da una lingua che, portando in sé la vocazione del Cristianesimo e dell'Umanesimo e il culto del diritto, getta i semi della cultura e della società civile. Il latino è una lingua che parla dell'uomo. In America Latina, come in Italia e nei molti paesi europei latino e romanità hanno lasciato un'impronta duratura che riduce frontiere e minimizza distanze.

Questa identità comune si afferma al di sopra delle diversità segnate da condizioni contingenti, e dai particolarismi di ogni Stato. Ed è la nostra risposta ai timori di un appiattimento della nostra forte identità nazionale nel vasto palcoscenico mondiale. La latinità non teme la globalizzazione, perché sa di essere componente vitale e dinamica per il futuro sviluppo della cultura e della civiltà nel mondo.

Italia e Argentina sono unite dall'attaccamento alla democrazia, al rispetto dei diritti dell'uomo, alle libertà primarie.

Fondamenta delle nostre società e dello Stato trovano nei Parlamenti il loro santuario.

Conosciamo le radici storiche delle nostre relazioni, i legami consolidati. Fanno da base alla trama dei rapporti che ci accompagnano nel tempo e delle collaborazioni innovative che abbiamo sviluppato più recentemente nella politica, nell'economia, nelle arti e nelle scienze.

L'Argentina è da sempre meta di elezione per professionisti, imprenditori e capitali produttivi italiani. L'eccellenza raggiunta in campo scientifico, riconosciuta da tre premi Nobel (Bernardo Alberto Houssay per la Medicina nel 1947; Luis F. Leloir per la Chimica nel 1970 e César Milstein per la Medicina nel 1984) in cinquant'anni, è un continuo stimolo allo scambio di esperienze fra università e ricercatori. Su questo terreno vi è ampio potenziale per intensificare la collaborazione.

Nello sviluppo economico dell'Argentina l'Italia ha una presenza antica. I nostri imprenditori sono qui per crescere con Voi. Sono qui per rimanere, e sono rimasti col bello e col cattivo tempo. Hanno puntato sull'Argentina, sulla crescita nella stabilità e nel benessere della società argentina.

Avete già compiuto progressi straordinari nell'aprire il sistema produttivo alla competizione, nel liberalizzare il commercio, nel debellare l'inflazione, nel perseguire l'integrazione regionale.

State affrontando con responsabile determinazione la crisi finanziaria innescatasi quattro mesi fa. Avete superato la fase critica ma non potete abbassare la guardia. Il prestito di 40 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale è un segno di fiducia che l'Italia condivide in pieno.

Il Presidente De La Rua si consultò con me, come con altri leaders mondiali, nel momento più difficile, lo scorso novembre. Mi trovò pienamente solidale con le decisioni che si apprestava a prendere. Ho avuto modo di confermarglielo ieri e lo ribadisco in quest'aula: avete fatto una scelta difficile ma saggia.

Il risanamento dei conti pubblici è la politica vincente; i risultati non si faranno attendere, anche sulla ripresa produttiva. Abbiate fermezza e fiducia. Ve lo dico con la convinzione e al tempo stesso la prudenza che mi ispirano i lunghi anni trascorsi alla Banca Centrale e al Governo. Ho visto gli sforzi, i sacrifici, la perseveranza dell'Italia premiati con l'ingresso fra gli undici iniziatori della moneta unica europea. Memori dei nostri travagli, appoggiamo oggi l'Argentina nei fori finanziari multilaterali e in via bilaterale.

Un'economia sana costituisce la miglior calamita per nuovi investimenti dall'estero. E come sempre l'Italia sarà in prima linea. L'Argentina è oggi per noi doppiamente attraente, come piattaforma naturale per l'area Mercosur e per i mercati delle Americhe nella prospettiva della grande area di libero scambio continentale.

I nostri operatori sono pronti; chiedono solo condizioni di certezza del diritto, continuità di politica economica e parità di trattamento con gli altri investitori. Non abbiamo motivo di dubitare che saprete assicurare queste condizioni, nello stesso interesse del Vostro paese e della Vostra economia.

La convergenza di vedute in campo internazionale si è andata arricchendo di collaborazioni concrete, a cominciare dal comune impegno alle Nazioni Unite.

Crediamo entrambi nella legalità internazionale, nella supremazia del diritto sulla forza. L'Italia ha apprezzato l'attenzione con cui l'Argentina guarda all'Alleanza Atlantica e il contributo militare argentino alla sicurezza dei Balcani. Per l'Italia è di vitale importanza riportare stabilità al di là dell'Adriatico. In Bosnia e in Kossovo, dove reparti argentini stanno operando nell'ambito di unità italiane, abbiamo trovato una fraternità d'armi al servizio della pace.

La cultura fiorisce nello scambio di esperienze. Assistiamo alla crescita sia degli accordi fra università sia delle borse di studio. Centinaia di giovani argentini studiano oggi negli atenei italiani. Mi rallegro del coinvolgimento sempre maggiore delle Regioni italiane, che valorizzano forti coscienze regionali nelle collettività emigrate.

Parallelamente, d'intesa con le autorità centrali, lavoriamo con le Province argentine per l'insegnamento dell'italiano, oggi esteso a circa 80 mila studenti in tutto il Paese. Ritengo nostro dovere, con la Vostra collaborazione, assicurare a tutti gli italiani di Argentina, e a tutti gli argentini che ne facciano richiesta, l'accesso alla lingua e alla cultura del Paese dove risalgono alle proprie origini. A nostra volta siamo pronti a favorire, anzi chiediamo, più diffusione della cultura, del cinema e delle arti argentine in Italia. Il terreno è fertile: nomi come Borges, Sabato, Testa, Argerich, Marin, Barenboim, sono amati dal nostro pubblico.


Signor Presidente,

le prospettive che si aprono all'impegno congiunto delle nostre nazioni non sarebbero complete senza spaziare sull'orizzonte più vasto della comunità internazionale alla quale partecipiamo entrambi con responsabilità e spirito costruttivo.

Componenti essenziali di due vibranti realtà continentali, oggi Italia e Argentina possono offrire molto di più di un sia pur fecondo rapporto bilaterale. Il rilancio delle relazioni fra Europa e Sud America è il naturale coronamento di una più forte e vitale "alleanza" fra Argentina e Italia.

Non è un caso che io abbia compiuto le mie prime, e finora uniche, visite oltreoceano da Capo dello Stato italiano in risposta all'invito dei Presidenti di tre Paesi fondatori del Mercosur, Brasile, Uruguay e Argentina, né è un caso che l'invito mi sia stato rivolto con tanta sollecitudine e attesa.

Il mio messaggio a puntare sull'amicizia speciale con l'Italia è anche un invito a puntare sulla nuova Europa di cui l'Italia fa parte, a credere nell'Europa come noi vi crediamo.

Vi parlo di un'Unione Europea realtà economica, politica e istituzionale destinata a crescere e a rafforzarsi. E' un processo continuo da quasi cinquant'anni, dal trattato di Roma a quello di Nizza; così continuerà ad avanzare. Vi parlo di un'Unione che ha raggiunto l'unità monetaria e fra meno di un anno vedrà circolare l'euro nelle mani di oltre 270 milioni di cittadini; che si appresta ad ampliare il numero degli Stati membri sanando cinquant'anni di divisioni artificialmente imposte e secoli di conflitti. Vi parlo di un'Unione pronta ad assumersi le responsabilità internazionali che le competono.

Vi parlo di un'Unione che guarda all'America Latina come interlocutore naturale, come compagno di viaggio nell'avventura del Nuovo Millennio.

Anche da questa parte dell'Atlantico Vi muovete nella stessa direzione dell'integrazione regionale e della liberalizzazione commerciale. Avete innestato una dinamica inarrestabile, favorita dal clima pacifico e dall'affermarsi della democrazia. La via dell'integrazione economica, e dei suoi benefici di produzione e di consumo, è senza ritorno.

Sono passati meno di undici anni dall'avvio del dialogo fra UE e Gruppo di Rio, iniziato sotto la presidenza italiana nel 1990. Abbiamo un Accordo Quadro UE-Mercosur e soprattutto un obiettivo strategico.

L'area di libero scambio che vogliamo creare abbraccia un mercato complessivo di oltre mezzo miliardo di consumatori, con prospettive di estendersi all'intero emisfero occidentale attraverso l'ALCA e, dal lato europeo, di investire progressivamente Mediterraneo, Balcani, Russia e area ex-sovietica. UE e Mercosur hanno l'occasione di "fare la storia" portando avanti un progetto di portata mondiale e dai benefici incalcolabili per i nostri cittadini.

Un'Europa lungimirante, protagonista globale sulla scena internazionale, non può fallire il traguardo di un Accordo di Associazione col Mercosur. Sarà la più forte alleanza dell'Unione Europea. E i tempi stringono per l'incalzare dei processi di liberalizzazione continentale.

Come l'Argentina, l'Italia è favorevole ad accelerare un processo di liberalizzazione che rafforzerà anche i legami politici con l'America Latina. Non sottovalutiamo le difficoltà di un negoziato altamente complesso, né l'esigenza di bilanciare interessi diversi e articolati fra i nostri partners europei e fra i paesi del Mercosur. Nel quadro globale non vediamo che vantaggi per tutti.

L'Unione Europea sa di doversi innalzare al livello delle proprie fondate ambizioni. Ma Voi, amici latino-americani, amici argentini dovete aiutarci.

Sta anche a Voi non dimenticare l'Europa.

Anche le amicizie più antiche, i legami più forti, hanno bisogno di essere continuamente alimentati dalla presenza assidua, dal flusso ininterrotto di idee e di proposte.

Sta anche a Voi rappresentarci le Vostre aspettative, convogliarci il senso dell'urgenza e delle priorità comuni. Collaborare significa anche incitarci reciprocamente all'azione.


Signor Presidente,
Onorevoli Membri del Parlamento Argentino,

ho parlato a lungo. Ho parlato con passione. Sono animato dalla fiducia nella saldezza dei nostri legami e nelle opportunità che si aprono per le nostre due nazioni.

Podemos ser los artífices de una "nueva alianza" entre Europa y América del sur. Sólo depende de nosotros no sustraernos al reto de la historia, responder con sentido de responsabilidad y visión estratégica confiando en nosotros mismos y en los grandes recursos humanos de nuestros pueblos.