Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso: Presidenti /  Ciampi /  discorsi  /  discorso

DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

12-03-2001
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in visita di Stato in Uruguay, all'Assemblea Generale riunita in seduta plenaria





VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NELLA REPUBBLICA ORIENTALE D'URUGUAY

DISCORSO ALL'ASSEMBLEA GENERALE

Montevideo, 12 marzo 2001

 


Signor Presidente Hierro Lopez,
Signor Presidente Penades,
Signori e Signore,

ringrazio il Presidente del Senato per il caloroso benvenuto.

Intervengo in quest'aula con emozione profonda per i legami di sangue e di civiltà che uniscono i nostri due popoli, per la coscienza di parlare fra amici veri, dell'Italia e dell'Europa, per la forte condivisione di valori civili e di libertà politiche.
L'attaccamento ai valori democratici e parlamentari costituisce uno dei molti tratti in comune fra Italia e Uruguay.
E non vi è democrazia, non vi sono né libertà né diritti dei cittadini, senza istituzioni parlamentari solide e ben funzionanti.

Il cammino iniziato oltre duemila anni orsono nell'agorà di Atene conduce direttamente a quest'aula. Voi, Onorevoli Senatori e Onorevoli Deputati, siete i continuatori, portatori e garanti della grande civiltà democratica occidentale che ha messo radici nel Nuovo Mondo. La "res publica" non conosce sistema migliore. Le istituzioni sono importanti, ma ancor più importante è lo spirito che le anima grazie agli uomini che le impersonano: il Vostro ruolo è insostituibile, le Vostre responsabilità sono grandi.

Dal momento in cui quest'aula riaprì i battenti all'esercizio dei diritti costituzionali e al dibattito politico, la fiaccola della democrazia è tornata a illuminare non solo l'Uruguay ma l'intera America Latina.
Il ritorno dell'America Latina alla democrazia negli ultimi decenni del Ventesimo Secolo, rappresenta per l'Occidente e per il mondo intero un evento d'importanza paragonabile al processo di ritorno alla democrazia, di pacificazione e unificazione dell'Europa nella seconda metà del Secolo.

L'Uruguay ha ritrovato la vocazione storica ad essere modello di libertà politiche, di buon vicinato, di pacifiche e costruttive relazioni internazionali, di avanzate, diffuse conquiste nell'istruzione e nei servizi sociali, di rispetto delle minoranze e dei diritti umani. Di questa vocazione il Parlamento è sommo interprete.

Il Vostro compito è doppiamente impegnativo. Vi è richiesta continuità nel conservare i valori e, al tempo stesso, capacità di innovare. Non siete i soli, in America Latina come in Europa, ad affrontare la sfida di riformare, senza sovvertirle, le fondamenta delle nostre società. L'Unione Europea e l'Italia si sono impegnate a fondo in una modernizzazione che faccia salvi caratteri e identità in cui ci riconosciamo.

Ci confrontiamo con gli stessi problemi; siamo alla ricerca di soluzioni che non possono essere molto diverse. Tradizione e conquiste civili di cui andate giustamente orgogliosi si perpetuano con la fede nei principi e si rafforzano col coraggio delle riforme e, non di rado, con sacrifici.
I valori restano, debbono restare integri in un mondo che cambia; ma non bisogna temere di innovare in risposta alle sopravvenute esigenze economiche, culturali, sociali.


Signor Presidente,

il sentimento che avverto in quest'aula è più profondo dell'amicizia In questo Parlamento il Presidente della Repubblica Italiana non si sente certo fra stranieri.

Circa un terzo di voi è di origine italiana; molti sono stati di recente ospiti a Roma della Conferenza dei Parlamentari di origine italiana nel mondo.
Avervi incontrato al Quirinale è servito a illuminarmi sul Vostro Paese e sui sentimenti che animano questo Parlamento nei confronti dell'Italia.

Sapevo che, attraversando l'Oceano, avrei trovato l'Italia nella Vostra terra e nella Vostra capitale. I legami di storia, di tradizioni, di arte e di cultura ispirano architettura pubblica e privata di Montevideo. Dalla Stazione Centrale a questo Palazzo, passando per il Banco de la Repubblica e il Ministero della Sanità, non si sfugge agli architetti e scultori provenienti dall'Italia, dal vercellese Andreoni al fiorentino Veltroni, o di origine e scuola italiana.

Le grandi ondate emigratorie qui affluite dall'Ottocento agli anni '60 non hanno lasciato solo testimonianze visibili. Nell'integrarsi nel tessuto socio-economico di un Paese che offriva stabilità, convivenza democratica e opportunità di lavoro, nel contribuire in modo determinante allo sviluppo dell'Uruguay, gli italo-uruguayani hanno mantenuto con l'Italia un legame che non si è allentato con il passaggio delle generazioni.

Attraverso l'economia, la cultura, la scienza, la tecnologia, alimenteremo e rafforzeremo questo dialogo: iniziato quando l'Italia era una nazione, un'antica nazione, ma non ancora uno Stato. Provenienti dai quattro angoli della penisola, i nostri emigranti si presentarono come "italiani", cittadini di uno Stato che non esisteva.
Mai si dimenticarono della loro italianità ed è una pagina della nostra storia che non vogliamo dimenticare.

Le vicende dell'Uruguay ci hanno visto al Vostro fianco. Abbiamo combattuto insieme, abbiamo costruito insieme. D'oltre Oceano abbiamo visto emergere un Paese libero, prospero e pacifico.

Ne abbiamo gioito perché i successi economici, sociali, politici dell'Uruguay sono anche successi degli italiani e dell'Italia.

Visitare oggi l'Uruguay significa vedere con i propri occhi il sogno avveratosi delle generazioni di connazionali che giunsero qui alla ricerca di un avvenire nel Nuovo Mondo. Lo trovarono, per sè e per i propri figli, nell'Uruguay. Il Vostro Paese è il frutto del congiungersi dei loro sforzi con quelli di tutti gli altri uruguayani unitisi nell'edificare la nuova patria comune.

Ci accomuna un profondo senso di identità culturale, la coscienza di appartenere alla grande famiglia latina. La latinità non è né una razza né un'ideologia, ma una condivisione di radici. La stessa lingua, che porta in sé la vocazione dell'umanesimo, il culto del diritto, la forza della Fede, ha plasmato il nostro retroterra culturale e il formarsi della società civile nei nostri Paesi. In America Latina, come in Italia e nei molti paesi europei dove il latino, la romanità, il cristianesimo hanno lasciato un'impronta duratura, riscopriamo oggi, sepolta sotto la superficialità del quotidiano, un'identità comune che attraversa frontiere e continenti.

La presenza italiana è rimasta nel tempo vitale e attenta, ha continuato ad alimentare un flusso di idee, di uomini, di scambi e di cultura. Certo, nel secolo scorso, Italia e Uruguay hanno spesso vissuto vicende diverse. Abbiamo entrambi conosciuto l'alternarsi di fortune, politiche e economiche. L'Italia ha subito le devastazioni di due conflitti mondiali.
Per l'Italia, come per tutta l'Europa, la prima metà del XX secolo porta il tragico marchio di due Grandi Guerre; la seconda metà quello della grande costruzione dell'Europa, nella libertà, nella democrazia, nella pace.

La spaccatura della Guerra fredda, che ha paralizzato la politica mondiale fino alla caduta del muro di Berlino, è finita. Lo straordinario successo del processo di integrazione ha prodotto la realtà dell'Unione Europea, già oggi poderoso soggetto economico, autorevole protagonista nelle relazioni internazionali, in via di continua evoluzione verso più ampie e più integrate forme istituzionali.
In questo contesto internazionale profondamente innovativo, è giunto il momento di ritrovarci al di là dei legami affettivi e culturali che non sono mai venuti meno. Italia e Uruguay possono sviluppare un rapporto più intenso che in passato, minimizzando distanza e asimmetrie economiche. Possiamo farlo sul piano bilaterale, ma soprattutto nel quadro più ampio e promettente delle relazioni fra Europa e America Latina, fra Unione Europea e Mercosur.

L'Unione Europea entra nel Nuovo Millennio come protagonista mondiale economico e politico. E' un'Unione che in primo luogo ragiona in termini di valori. E' un'Unione che guarda all'America Latina come a un partner di elezione, per i legami di civiltà e storia che legano i due continenti. E' un'Unione nella quale Vi invito a credere, ad avere fiducia.

L'Europa intende prestare maggiore attenzione a un'America Latina economicamente risanata e in rilancio di sviluppo e di peso politico. Ma sta anche a Voi, ai rappresentanti dell'America Latina aiutarci e stimolarci. Il mio è un invito caloroso a "venire in Europa", cioè a fare sentire la vostra presenza, il vostro interesse e, nello stesso tempo, a tenervi aggiornati su una dinamica, quella dell'Unione, che è in rapido sviluppo e i cui assetti avranno una rilevanza mondiale, non solo europea. L'Europa contemporanea è troppo importante per essere trascurata.

I processi regionali hanno avviato anche nel vostro continente una dinamica inarrestabile, favorita dal clima di pace e dall'affermarsi della democrazia. L'esperienza europea insegna che una volta imboccata la via dell'integrazione economica non si torna indietro per il semplice motivo che innesta sviluppo e diffonde benessere. Europa e America Latina si muovono ormai nella stessa direzione, secondo la stessa logica.

Il parallelismo dei processi intrapresi ci ha posti di fronte una scelta fondamentale: fare dei rispettivi sistemi regionali "fortezze" chiuse verso l'esterno o componenti di sempre più aperte e intense relazioni?
Non vi è dubbio nella risposta. Anzi dobbiamo affrettarci a cogliere l'occasione per una saldatura fra due continenti che si sentono reciprocamente attratti. Iniziato nel 1990, durante la Presidenza italiana, il dialogo fra UE e Gruppo di Rio ha condotto all'Accordo Quadro fra Unione e Mercosur firmato a Madrid nel '95 e al vertice di Rio del '99.

Abbiamo davanti a noi l'obiettivo strategico di un'Associazione politica e economica fra Unione europea e Mercosur, di cui un accordo sulla liberalizzazione degli scambi sia il primo passo.

Dobbiamo trovare la volontà politica per conciliare le esigenze di ciascuna parte. Rivolgo questo appello sia a Voi e agli altri amici del Mercosur (lo rinnoverò fra due giorni al Parlamento argentino, come già feci col Congresso brasiliano), sia ai partners dell'Unione.

L'Unione Europea, pensata mezzo secolo fa, ha già raggiunto uno stadio istituzionale avanzato. L'accelerazione dell'integrazione fra i paesi del Mercosur, il rafforzamento della Segreteria Amministrativa, la creazione di organi per la soluzione delle controversie, si rifletteranno positivamente anche sulla capacità di dialogo con la più strutturata Unione Europea.
L'integrazione regionale non si esaurisce nella liberalizzazione commerciale; è un processo che investe la totalità delle relazioni umane. Il Mercosur, come avvenne per l'Unione Europea, deve saper rispondere a queste sfide costruttivamente.


Signor Presidente,
Onorevoli Deputati,
Onorevoli Senatori,

ho esordito richiamando i vincoli profondi fra i nostri due popoli. I tempi sono maturi per arricchire di nuovi contenuti un rapporto bisecolare. La mia stessa visita, la prima di un Capo di Stato dell'Unione Europea dopo l'insediamento del Presidente Battle, la seconda che effettuo al di fuori dell'Europa e dell'area mediterranea, vuole essere un segno tangibile di attenzione e di interesse.
Negli ultimi tre anni, sul tessuto delle nostre eccellenti relazioni bilaterali, si è innestata una consuetudine di visite delle più alte cariche dello Stato.
A questo dialogo dobbiamo dare continuità, vigore, slancio: vogliamo essere un Vostro interlocutore privilegiato.

Abbiamo una fitta rete di cooperazione e di contatti che spaziano dal campo artistico e culturale a quello scientifico, con crescente coinvolgimento delle Regioni italiane, elemento dinamico della nostra proiezione all'estero, specie verso paesi, come l'Uruguay, dove la presenza italiana ha conservato forti legami e correnti di scambio con le aree di origine.

La collaborazione economica e gli scambi commerciali restano prioritari. Importanti gruppi italiani sono presenti e credono nell'Uruguay. Questo interesse tradizionale si ravviva con le prospettive che apre il Mercosur, sia in termini di grande mercato latino-americano sia nel quadro dell'auspicata liberalizzazione del commercio con l'Europa.
Il sistema delle piccole e medie imprese italiane può costituire un modello di sviluppo e un catalizzatore di investimenti anche per l'Uruguay.

Il dialogo con l'Italia non si è mai interrotto. Il Vostro Paese è stato avamposto dell'Europa quando le distanze sembravano incolmabili. Ingegno, senso di comune identità e forti legami affettivi hanno supplito alla lontananza e alle vicissitudini della storia. Il Duemila, che ci ha sottratto alla tirannia del tempo e della storia, ci incoraggia, anzi ci impone, a guardare insieme ad orizzonti lontani.
Pertenecemos a la misma familia, compartimos las mismas actividades, nos nutre la misma savia cultural, sabemos colaborar: para Italia y Uruguay el futuro es un camino a recorrer juntos.