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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

26-02-2001
Saluto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ai Benemeriti per la Cultura e l'Arte dell'Anno 2000









SALUTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELL'INCONTRO
CON I BENEMERITI PER LA CULTURA
E L'ARTE DELL'ANNO 2000

Palazzo del Quirinale, 26 febbraio 2001


Desidero prima di tutto salutare e ringraziare i rappresentanti delle Istituzioni civili, militari, gli esponenti della nostra cultura, dell'arte e della scienza che sono oggi qui con noi.

Quanto ha detto il Ministro Melandri mi trova pienamente consenziente. Stiamo intraprendendo tutti insieme delle iniziative per cercare di rinvigorire e ridare vita al nesso vitale che vi è fra la cultura, fra la nostra civiltà e il nostro futuro. E' un patrimonio che rappresenta sicuramente l'identità culturale nella quale tutti noi ci riconosciamo.

E' la prima volta che questa cerimonia di conferimento delle Medaglie d'oro per la cultura e l'arte avviene al Palazzo del Quirinale. E' un fatto che sento come naturale, come "doveroso". La cultura millenaria della nostra Patria è pilastro centrale della nostra identità nazionale. Constatiamo anche il grado di corrispondenza di tutti gli italiani ad ogni iniziativa che sottolinea questo importante legame. Di ciò tutti gli italiani ne sono fieri e ne sono consapevoli. E' noto che la decisione adottata di raffigurare su l'euro - la nuova moneta che circolerà fra pochi mesi - le immagini di opere di Botticelli, di Michelangelo, di Raffaello, l'effigie di Dante, il Marco Aurelio capitolino, l'uomo vitruviano di Leonardo, l'uomo in movimento di Boccioni, non fu una scelta arbitraria, ma essa emerse da analisi e indicazioni dell'opinione pubblica degli italiani. Gli italiani desideravano rappresentare se stessi con immagini della propria arte e della propria storia, antica, moderna, contemporanea. Esse contribuiranno a far considerare le nostre monete in euro tra le più belle d'Europa. Su un lato della moneta apparirà un simbolo, uguale per tutti i Paesi europei aderenti al trattato, sull'altro invece vi sarà impressa un'effigie o un'immagine scelta dall'Italia, che distinguerà nettamente le monete in euro italiane rispetto agli altri Paesi.

La cultura e l'arte - insieme alla nostra lingua - ci uniscono nel profondo. Mi fa piacere altresì che questa cerimonia avvenga all'inizio della "Terza Settimana della Cultura". Dovremmo pensare di estendere questa bella iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività culturali all'estero e dar vita a una "Settimana della cultura italiana nel mondo", perché nel mondo cresce ogni anno la domanda di lingua e di cultura italiana. Lo avverto anche nei miei viaggi all'estero, e credo che ognuno di voi che si reca all'estero si renda conto del desiderio di conoscere meglio la cultura e la lingua italiana, che non ha certo ambizioni di diventare una lingua per le relazioni commerciali, ma che sta sempre più imponendosi come lingua di cultura. E' un tema sul quale dobbiamo tutti insieme adoperarci per spingere i nostri giovani laureati nelle facoltà umanistiche a diventare, sia pure per qualche anno, lettori di lingua italiana all'estero. Perché il limite alla diffusione della nostra lingua sta proprio nella scarsità di lettori di lingua italiana.

Per quanto riguarda i riconoscimenti che oggi abbiamo consegnato, vorrei parlare prima di tutto dei tre funzionari della Repubblica che oggi onoriamo alla memoria. Erano studiosi di livello straordinario. Conosco il lavoro che Contardi stava facendo alla Sovrintendenza di Milano; l'impegno di Cordaro all'Istituto Centrale del Restauro, una delle officine che il mondo ci invidia; la generosità della professoressa Melucco Vaccaro che seppe conquistare all'Italia tanti siti come patrimonio mondiale dell'Unesco. Sono funzionari che nel loro lavoro non si sono risparmiati. La Repubblica ne è orgogliosa.

Voglio dire anche che sono particolarmente contento dei riconoscimenti consegnati a tanti ufficiali, militari, operatori delle forze dell'ordine che con la stessa passione hanno ritrovato opere che rischiavano di essere sottratte alla Patria. Grazie per quello che fate. Penso che sia bellissimo che alcune di queste opere, ora ricuperate, siano state collocate per il pubblico al Vittoriano, lo straordinario spazio, simbolo della nostra unità e delle libertà civili, che da quattro mesi viene visitato ogni giorno da migliaia di italiani.

Oggi premiamo donne e uomini che davvero hanno fatto grande il nostro Novecento. Lo hanno raccontato, ripensato, descritto con opere straordinarie, con la passione civile e con l'impegno di chi sa che l'arte è un contributo diretto alla crescita della società. Penso all'opera e alla vita stessa di Lalla Romano, allieva di Lionello Venturi (che ricordiamo fu uno pochi, uno dei 12 cattedratici che rifiutarono di giurare al regime fascista). Alla poesia di Andrea Zanzotto; alla voce indimenticabile di Giuseppe Di Stefano, che ci ricorda come la lirica sia indissolubilmente legata all'identità dell'Italia e alla sua diffusione nel mondo; alla classica modernità, vorrei dire "mediterranea", di Pietro Consagra, che ebbi modo di incontrare in Sicilia, come in Sicilia opera con impegno straordinario Gianvito Resta. Il lavoro grafico e pittorico di Bruno Caruso ci indica come le nostre accademie - in questo caso quella di "San Luca" - siano attive e vitali. Forse meriterebbero una maggiore attenzione da parte del sistema dell'informazione.

Un saluto speciale da parte mia e di mia moglie a Franca Valeri, che abbiamo ammirato qualche giorno fa al "Teatro Argentina", con la sua simpatia, con la sua energia in una rappresentazione insieme amara e straordinaria.

Il riconoscimento che diamo a un grande amico dell'Italia come Carl Nylander è poi il segno di una tradizione mai venuta meno. Roma è una grande capitale europea, città ospitale per studiosi ed artisti, sede di accademie prestigiose come quella di Svezia, che a volte studiano e promuovono aspetti dell'arte italiana che noi italiani tendiamo a dimenticare o a sottovalutare.

Ho lasciato per ultimo il saluto ai maestri del cinema, a Bernardo Bertolucci, a Ettore Scola. Ritengo che nel nostro cinema raramente ha trovato alimento quella cultura di morte, quella esaltazione della violenza, anche estrema, che può provocare danni gravi soprattutto nella formazione dei giovani. Dobbiamo ringraziare il cinema italiano che continua a conservare la memoria della nostra storia e a riflettere sui grandi valori della civiltà e della convivenza di diverse culture. Questo ringraziamento vuole essere un auspicio a raggiungere, ispirandosi e rinnovando le gloriose tradizioni, nuovi successi. Ed è un auspicio per tutta la società italiana, perché a mio avviso vi è infatti uno stretto legame fra la nostra capacità di vivere, con forte intensità, i valori civili e le fasi più creative della nostra produzione cinematografica.

Penso, quindi, che nuovi successi nel cinema italiano significherebbero una conferma della vitalità della cultura italiana, il rilancio dei valori che sono alla base della nostra identità nazionale.

Grazie per la vostra presenza oggi qui con noi e un rinnovato ringraziamento a tutti coloro che onorano l'Italia con il loro impegno.