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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

19-02-2001
Incontro del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con il Presidente e il Consiglio Direttivo dell'Associazione Giornalisti Europei




INCONTRO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
CON IL PRESIDENTE DELLA SEZIONE ITALIANA
DELL'ASSOCIAZIONE DEI GIORNALISTI EUROPEI
INSIEME AL CONSIGLIO DIRETTIVO E
AD ALCUNI SOCI DEL SODALIZIO

Palazzo del Quirinale, 19 febbraio 2001

 



Presidente,

La ringrazio per il Suo saluto e per le Sue parole e sono lieto di ricevervi qui in occasione dei vostri quarant'anni di costituzione della vostra Associazione.

Mentre Lei ricordava i quarant'anni della vostra attività e citava Palumbo, che ha creato questa Associazione in Italia, ne traevo conferma di quello che è sempre stato il mio modo di affrontare questi problemi, cioè con grande fiducia. E la fiducia si ricava proprio volgendo lo sguardo al passato.

Pensiamo a cosa era l'Europa quarant'anni fa. Eravamo praticamente all'indomani del Trattato di Roma, ancora si confrontavano due impostazioni politiche e due filosofie il MEC e l'EFT. Non sapevamo chi avrebbe vinto; e da allora cosa è successo? C'è stato quindi un avanzamento che nel '61 sarebbe forse stato impensabile. Al tempo stesso abbiamo anche la sensazione che le cose non vadano così rapidamente come vorremmo. Quindi sono due sensazioni messe insieme, che da un lato debbono darci fiducia e dall'altro spingerci a operare attivamente affinché le cose si realizzino ma non con troppe lentezze.

Spaziando con la memoria al passato, ripercorrevo gli anni trascorsi, e mi veniva in mente la considerazione del filosofo che più amavo quando cominciai a studiare filosofia al liceo, Eraclito: "panta rei", "tutto scorre", "tutto va via rapidamente". Questo è il bello del vivere la vita, con la sensazione di continuo cambiamento e d'altra parte con la consapevolezza che il cambiamento sta in gran parte a noi deciderlo, a noi per le azioni che compiamo per la vita collettiva, e per la nostra capacità di creare istituzioni che diano solidità e segnino le tappe o le "pietre" sulle quali si fonda la costruzione.

Un'altra citazione che uso di frequente è ricavata dalle ultime parole del libro di Vincenzo Cuoco sulla Rivoluzione napoletana del 1799. Non le cito in modo testuale, ma in sostanza Cuoco affermava che "contano più le istituzioni degli uomini". Sono solito aggiungere che però sono gli uomini che fanno le istituzioni. Cosa voglio dire con ciò? Che noi dobbiamo saper consolidare la nostra azione creando delle istituzioni che poi restino come le pietre di una costruzione che si eleva nel tempo.

Di questa costruzione europea noi vediamo sempre più i lineamenti che vengono ormai ad essere chiaramente definiti, abbiamo passaggi più o meno felici, che ci riempiono di entusiasmo. Si è svolta da poco la Conferenza Intergovernativa di Nizza, che ha portato ad una conclusione con un doppio risultato, c'è stato un avanzamento, non quanto forse speravamo, ma comunque è importante ora che i frutti della conferenza di Nizza vengano portati avanti su due temi: quello delle cooperazioni rafforzate e quello della costituzione. Sono ambedue temi che riguardano il campo istituzionale, perché anche le cooperazioni rafforzate in gran parte si traducono in fatti istituzionali. In particolar modo insisto sul tema della costituzione, che ritengo un evento fondamentale al quale dobbiamo lavorare oggi - e in questo è necessario il vostro contributo, con la vostra professione - discutendone e facendo sì che essa si ampli sempre più a tutti i livelli, sia della pubblica opinione, sia dei Parlamenti nazionali ed europei, per arrivare poi ad una conferenza intergovernativa nuova che è già stata preannunciata per il 2004 e nella quale si possa pensare ad arrivare con la base di un testo di costituzione europea.

Essa ormai si sta già abbastanza delineando, in quanto i principi e i valori generali sono stati già affermati con la Carta dei Diritti approvata nella stessa riunione di Nizza. Ora invece si presenta il problema di delineare la seconda parte della Costituzione, con gli aspetti più squisitamente istituzionali e in questo campo vi sono molte scelte da compiere.

E' difficile immaginare cosa sarà l'Europa di domani, sostengo sempre che non dobbiamo necessariamente fissarci che debba essere una federazione di Stati o uno Stato federale, probabilmente sarà un po' dell'una e un po' dell'altra. Abbiamo già delle realtà di Stato Federale chiarissime, come quello che è avvenuto con la istituzione della Banca Centrale Europea e con la creazione dell'euro, che rappresenta una chiara scelta peculiarmente di Stato federale.

Non è indispensabile che tutti gli altri aspetti debbano essere di Stato federale; si tratterà, con un po' di creatività istituzionale di riuscire a combinare alcuni aspetti dell'uno e dell'altro ordinamento.

Oggi abbiamo davanti a noi una prima scadenza immediata, tra pochi mesi vedremo circolare le monete e le banconote in euro, che costituisce l'altro passaggio, psicologicamente importante, che è ormai deciso. Ciò non ci porterà a niente di nuovo sul piano istituzionale, ma sul piano della vita quotidiana sì. Per tale ragione ritengo che probabilmente avremo di qui ad allora la necessità di spiegare bene e aiutare affinché la transizione sia la più tranquilla possibile. Non spaventiamoci troppo.

A tal proposito, ricordo sempre che quando fu fatta l'unità d'Italia nell'800, circolavano ben sette monete nel nostro Paese, e di colpo furono ridotte a una sola, la lira italiana. E non ci risultano, per lo meno da quanto emerge dalle cronache o da dati storici del tempo, o anche per sentito dire - essendo nato a distanza di 60 anni dal cambiamento della moneta - di episodi inerenti a drammi vissuti dalle popolazioni a causa del repentino passaggio a un nuovo sistema monetario unico.

Certo occorre cercare di favorire e adoperarci per la comprensione da parte di tutti i cittadini, di prepararli a far sì che dal 1° gennaio quando comincerà a circolare solamente l'euro, questo cambiamento sia superato facilmente.

Credo che di giorno in giorno si avvertiranno più facilmente i vantaggi dell'euro anche nei confronti della vita quotidiana. Contemporaneamente però dobbiamo portare avanti il tema della presenza dell'Europa. Nei viaggi all'estero, e anche in paesi non europei come ad esempio nel recente viaggio in Giordania, quello che noto è che c'è questa chiara dimostrazione di bisogno dell'Europa da parte di paesi che non diventeranno mai e che non fanno parte dell'Europa.

Dal re di Giordania e dal Primo Ministro della Giordania ho sentito forte l'augurio che l'Europa vada avanti e che l'Europa sia maggiormente presente nella sua entità di nuova realtà istituzionale in tutti gli eventi, a cominciare da quello, molto importante, che è il processo di pace. Il fatto che l'Europa fosse stata presente con il Segretario Generale Solana all'accordo di Sharm el Sheik è stato visto da loro come un fatto di grande importanza. Non solo perché aveva innovato, ma perché si erano accorti che era stato esso stesso un attivo contributo in quella circostanza, al raggiungimento di quell'accordo che poi i fatti successivi non ne hanno permesso la sua attuazione. Quindi l'augurio che viene da questi Paesi è di vedere l'Europa presente. Pertanto insistiamo su questa strada.

Vi è poi l'aspetto - che a voi interessa molto - della identità culturale europea e della sua ricchezza, che è proprio rappresentata dalla pluralità delle identità nazionali. E questo è l'altro aspetto sul quale bisogna insistere. Lo ritengo importante per l'Italia come Italia, in quanto più in Europa si afferma questa validità della identità culturale europea, più un Paese come il nostro diventa particolarmente importante per la sua presenza nella realtà europea. In questo campo indubbiamente non abbiamo paragoni, poiché siamo per nostra eredità storica e per il patrimonio che abbiamo accumulato nei secoli, il Paese che più di ogni altro ha da guadagnare - scusate l'utilizzo di questo verbo che può sembrare brutto - in una Europa che si accinge a favorire una identità culturale europea, che tutti quanti i Paesi condividono.

Questi sono gli elementi che uniscono l'Europa e che al tempo stesso sono costituiti dalla pluralità delle diversità regionali, intese le regioni, in questo caso, come i vari Paesi europei, che non si immergono in una identità che annulla le caratteristiche di ogni Paese ma che, anzi al contrario, le esalta.

E' questo un aspetto che amo ribadire anche a livello nazionale con riferimento alle regioni italiane. E proprio da questo viaggio che sto compiendo per tutte le regioni d'Italia - avendole ormai visitate quasi tutte - constato l'importanza che si evidenzia nel suo richiamarsi all'orgoglio della nostra Nazione, all'orgoglio dell'Italia. Ovunque, sia al Nord che al Sud, riscontro un uguale sentimento, pur rimanendo fedeli ai propri campanilismi e gelosi delle proprie tradizioni cittadine o addirittura di borgo, tuttavia il richiamo all'unità dell'Italia è sentito da tutti i cittadini.

Ho spaziato un po' in lungo e largo in questo incontro con voi.

Noi e in particolar modo voi, che fate parte di questa associazione, siete, per definizione, la conferma che abbiamo creduto e che crediamo nell'Europa. Possiamo avere la soddisfazione, guardando indietro che un bel tratto di cammino è stato percorso, con il raggiungimento della conquista più importante, quella della pace.

Quando qualcuno avanza dei dubbi sull'Europa, rispondo che si può dubitare su tutto, ma senza l'Unione Europea non avremmo avuto alle spalle sessant'anni di pace e non avremmo di fronte a noi un futuro di pace. Pensiamo a cosa sarebbe successo negli ultimi dieci anni in Europa, con l'esplosione del conflitto nei Balcani, se avessimo ancora avuto gli stati nazionali.

E' questa la considerazione che chiude ogni discorso, a parte tante altre constatazioni positive che si possono e si debbono fare. Quello della pace è l'argomento principe, e grazie a questo traguardo l'Europa si può presentare a tutto il resto del mondo come la rappresentazione di una realtà che è garanzia di pace.

Anche quando sono andato un mese fa in Russia, al Presidente Putin ho ribadito il fatto che l'allargamento dell'Unione europea ai paesi orientali è per la Russia una garanzia di pace, e lo stesso avvicinamento dell'Europa ai confini della Russia costituisce una realtà che pratica - e non solamente predica - la pace.

Il tema della pace rappresenta il tema principe che dà ragione a tutti coloro che diversi decenni fa credettero nell'Europa.

Auguri a tutti e buon lavoro.