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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

07-02-2001
Discorso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita nella Regione Calabria, in occasione dell'incontro con le autorità e i cittadini di Cosenza






VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA REGIONE CALABRIA


INCONTRO CON LE AUTORITA' E I CITTADINI


Cosenza, 7 febbraio 2001



Signor Vescovo,
Signor Presidente della Regione,
Signor Presidente dell'Amministrazione Provinciale,
Signor Vice-Sindaco di Cosenza,
Signori Sindaci dei Comuni della Provincia di Cosenza,

credo proprio di non aver mai avuto davanti a me una schiera così folta di fasce tricolori in nessuna delle mie visite precedenti, in nessun'altra provincia d'Italia. La veduta di tanto bianco rosso e verde rallegra l'animo; e mi dice quanto grande sia questa provincia e quanto complessa la sua identità.

Ringrazio anzitutto coloro che hanno or ora parlato, delle parole cortesi nei miei confronti. Trovo in esse la conferma di uno slancio genuino di sentimenti, da me ricambiato, che ho incontrato dappertutto durante queste mie quattro giornate calabresi. Lo intendo, in quanto rivolto al Capo dello Stato, come una forte manifestazione di sentimenti di italianità.

E' da questo senso di appartenenza che deve e può partire quell'opera di rinnovamento e progresso della Calabria che vede impegnati tutti voi, che deve vedere impegnato tutto il Paese.

Questa è stata una visita fra le più lunghe, anzi la più lunga da me fatta finora in una regione d'Italia. Visitate Catanzaro e Reggio Calabria, ambedue sede delle istituzioni regionali, non poteva mancare la visita alla città che, quando noi ragazzi studiavamo la geografia e la storia d'Italia, imparavamo a chiamare "l'Atene della Calabria", per la sua illustre storia culturale.

La visita che farò più tardi all'università della Calabria, che ebbe per suo primo Rettore e animatore quel vero italiano, intelligente studioso, e caro amico, che ha nome Beniamino Andreatta (a lui va il mio pensiero; è un grande dolore che egli non possa essere oggi qui con noi), renderà omaggio alla vocazione culturale di questa città, più che mai viva. Non stupisce che a poca distanza da qui avrà la sua sede centrale anche il Parco Letterario Old Calabria, un'iniziativa che sarà presto operativa, e alla quale auguro successo; contribuirà anch'essa alla rinascita di questa provincia e di questa regione.

Cultura ed economia non sono settori separati, compartimenti stagni. Esse, in Calabria, formano, insieme con la Natura, un trinomio di risorse che può e deve dare vita a una molteplicità di iniziative. Sta all'uomo, al calabrese, accendere la scintilla! Bisogna solo saper vedere lontano, avere idee, progetti, e applicarli con tenacia, con determinazione, con fiducia.

Avvicinandomi alla fine di queste giornate dense di colloqui, di discussioni approfondite sullo stato della Calabria, nelle quali ha prevalso lo sguardo sull'avvenire, dopo avere ascoltato tante riflessioni sui vostri problemi, sui vostri progetti, sulle vostre realizzazioni, non posso limitarmi a rispondere agli spunti, pur importanti, offerti dai discorsi, densi di contenuti, di coloro che mi hanno ora preceduto. Sono inevitabilmente tentato di proporre a voi e a me stesso un primo bilancio, inevitabilmente sommario, di questo viaggio in Calabria. Che pensieri riporto con me a Roma?

Parto dalla fine, dalla visita che ho fatto poco fa a Gioia Tauro, e dalle cose che mi sono state dette durante quella sosta: pausa purtroppo breve di un viaggio che, prima in automobile poi in elicottero, mi ha fatto attraversare, da Reggio Calabria a Cosenza, una delle plaghe più belle del nostro bellissimo Paese. Non dimenticherò le immagini di mare e montagne che si sono impresse nei miei occhi e nel mio cuore.

Si è parlato, a Gioia Tauro come prima in ognuno degli incontri che ho avuto, incontri pubblici e colloqui privati, a Catanzaro, a Reggio Calabria, di cose concrete. Quel che più conta, ho visto cose concrete, realizzazioni che appena dieci anni fa non erano neppure immaginabili.

A Gioia Tauro non ho trovato una "cattedrale nel deserto", come venivano definite talune iniziative, frutto di buone intenzioni, ma spesso meno produttive di quanto si sperasse. Ho trovato una realtà viva e destinata a crescere, a diventare, se sapremo, se saprete completare attorno ad essa le necessarie infrastrutture, uno dei motori di sviluppo della Calabria. A Gioia Tauro si è saputo cogliere un'occasione, prendendo atto in tempo che la scelta a suo tempo fatta era superata.

I grandi progressi del nuovo porto, dovuti alla sua favorevole collocazione geografica, ci ricordano, se mai ve ne fosse bisogno, che la Calabria, con il resto del Mezzogiorno d'Italia, si trova al centro del Mediterraneo; al centro cioè di una grande area destinata a un sicuro sviluppo.

Questo sviluppo ha bisogno di pace. Abbiamo seguito con grande partecipazione l'evoluzione del processo di pace nel Medio Oriente. Nessuno deve dimenticare che non c'è alternativa al negoziato e alla pace. Al successo di un processo negoziale che deve continuare l'Europa può dare un contributo importante, con le sue risorse economiche, con la sua influenza politica, con lo spirito di buona volontà che la anima nei confronti di tutti i popoli della Regione.

La pace permetterà la realizzazione del progetto di un'area euro-mediterranea di libero scambio. Essa dovrà diventare realtà nel 2010: la data non è tanto lontana. In quest'area graviteranno 600 milioni di persone. Il Mezzogiorno d'Italia ne è il cuore. La vostra "marginalità geografica" sarà un dato superato.

Intanto, guardiamo più davvicino al rapporto con l'Italia e l'Europa. Ho voluto avere, nel corso di questa visita, un aggiornamento preciso sullo stato dei progetti di opere pubbliche, particolarmente delle nuove vie di comunicazione, che sono tanto necessarie per avvicinare materialmente la Calabria, punta estrema della penisola, al corpo centrale del Paese.

Non tutto procede così rapidamente come vorremmo. Ho preso atto dei progressi che sono stati fatti; e dal mio punto di osservazione non cesserò, ve lo assicuro, di seguire lo sviluppo dei lavori. E' un impegno che avevo preso con voi e con me stesso quando ero Ministro del Tesoro, e intendo mantenerlo ora, nei limiti, ovviamente, delle mie attuali funzioni. Vi invito quindi a tenermene periodicamente informato.

La realizzazione di una rete di vie di comunicazione completa ed efficiente è necessaria per ridurre i costi di trasporto, per invogliare al trasferimento di merci e di persone, di investitori e di visitatori e turisti. Insomma, per ridurre lo svantaggio di cui soffre una regione geograficamente periferica del nostro Paese. Anche se non va dimenticato che le distanze geografiche sono oggi meno importanti che in passato, grazie alle nuove tecnologie che consentono di tenere, a parità di condizioni, una rete di rapporti economici vitali, in tempo reale, anche con i luoghi più lontani del pianeta.

Tuttavia, un salto di qualità del sistema dei trasporti si impone, anche sul piano psicologico, per dare a voi Calabresi la sensazione concreta che non siete e non sarete dimenticati; per rafforzare in voi la convinzione che un nuovo ciclo di crescita e di sviluppo si è già iniziato per la vostra regione, e che esso è destinato a rafforzarsi.

Il Capo dello Stato ha egualmente care tutte le regioni d'Italia. Ma, come in una famiglia, sento il dovere di seguire con una attenzione tutta particolare quelle regioni che stanno compiendo sforzi intensi e meritori per ridurre il distacco che oggi le separa da coloro che sono in testa, nella corsa verso il traguardo di un generale maggiore benessere.

Un approccio di questo tipo non vale soltanto per l'Italia. Riguarda tutta l'Europa. L'Europa è impegnata istituzionalmente, perché questa è l'idea guida dell'unificazione fin da quando le Comunità europee mossero i primi passi, a favorire quella che nel gergo europeo veniva e viene chiamata la "convergenza" di tutte le nazioni o regioni, più o meno favorite, verso un comune più alto livello di produzione e di benessere.

E questi non sono, non debbono essere soltanto buoni propositi. So con quanta intelligenza e successo Cosenza, meglio di molte altre città d'Italia e d'Europa, ha usato le risorse provenienti dal progetto Urban per il restauro e rinnovamento del suo bellissimo centro antico. La solidarietà è un principio base delle società democratiche, è un ideale fondante della civiltà europea.

La solidarietà è anche una componente essenziale di quel processo di decentramento delle funzioni di governo che è in corso in Italia. Questo processo sta conoscendo successi e incontrando anche difficoltà. Rischiano di emergere nuovi centralismi regionali, che tradirebbero lo spirito della grande riforma.

L'ispirazione federalista che la anima mira non a indebolire, ma al contrario a rafforzare l'unità e l'efficienza dello Stato, avvicinando le sedi del potere ai cittadini, secondo il principio della sussidiarietà, che vale sia all'interno dei singoli Paesi sia nel più vasto quadro europeo. Il federalismo che vogliamo realizzare in Italia (e su questo punto vi è un ampio consenso fra le grandi forze politiche) deve e vuole essere un federalismo solidale.

Questo non è soltanto nell'interesse delle regioni più deboli. E' nell'interesse del progresso di tutta la società italiana, di tutta la nostra economia. Se vi sono risorse, umane o materiali, sottoutilizzate, è interesse di tutti, ovunque esse siano, che vengano sviluppate e fatte fruttare. La complementarità economica non conosce certo frontiere regionali.

Dicendo queste cose, so bene di riecheggiare parole e pensieri che ho ascoltato in più di un'occasione durante questo mio viaggio in Calabria. Non dimentico che sono stati anche evocati problemi non lievi, difficoltà, intoppi alla crescita, che derivano spesso da vecchi difetti presenti un po' in tutta Italia: ad esempio, la burocrazia è un male molto diffuso. E non dimentico certo il male, ben più dannoso, di una criminalità che ha radici antiche, e a cui non si può e non si deve dar tregua.

Ma ho anche potuto prendere atto dell'emergere di nuove iniziative produttive, e di un nuovo dinamismo di molte amministrazioni locali per sviluppare la qualità della vita nelle città e nei paesi. Il processo di crescita economica e sociale richiede un ringiovanimento, un rinnovamento qualitativo, delle strutture amministrative.

Bisogna dire addio a molte vecchie abitudini, bisogna imparare nuove tecniche di lavoro, anche negli uffici: nuove procedure, nuova organizzazione, soprattutto nuova mentalità. I giovani, non solo di età, capaci di innovare ci sono. Qualcuno mi ha detto, con un'espressione colorita: qui da noi i giovani sono così preparati da far paura. Il livello di scolarità nella vostra regione è molto alto e bisogna saperlo utilizzare. E' un progresso enorme, un vero salto quello che si è verificato negli ultimi decenni. Sotto questo profilo il divario con il Nord è stato colmato: la Calabria ha la stessa percentuale di giovani laureati che il Piemonte.

So di ripetere concetti che io ed altri abbiamo molte volte esposto, ma sono cose che non mi stanco di ripetere. E' necessario anzitutto una nuova cultura imprenditoriale, che di fatto sta emergendo qui, come altrove nel Mezzogiorno d'Italia. Ciò è determinante per lo sviluppo della imprenditoria minore, frutto di una pluralità di iniziative individuali che hanno la loro origine nel territorio, ben più feconde del sorgere di pur grandi impianti decisi altrove. Così si crea un fertile, spesso tessuto produttivo, che arricchisce tutta la società. L'obiettivo è quello di creare un'economia competitiva, capace e desiderosa di confrontarsi e di affermarsi sui liberi mercati.

Perché si accenda la scintilla di un nuovo sviluppo, ci vuole molta disponibilità da parte di tutti a lavorare insieme, e a dar vita a un nuovo tipo di rapporti fra gli organi di governo locale, il mondo del lavoro, il mondo della cultura; fra le imprese, le università, i centri di ricerca.

Nessuno può chiudersi nel suo mondo, bisogna ascoltare gli altri, le loro esigenze, le loro idee. Questa è la regola base di quella che io amo chiamare l'alleanza delle autonomie. Facile da enunciare, più difficile da applicare. Ma se ci si guarda attorno, avendo nel cuore il bene della propria città, della propria regione; se si guarda avanti, ai propri sogni per il futuro, non è poi tanto difficile imparare a lavorare insieme.

Mi ha colpito, durante queste mie giornate calabresi, e mi avvio a concludere, avere ascoltato, da parte di molti interlocutori, concetti simili o identici a quelli che ho appena esposto. I segni di una nuova cultura dell'amminist razione, che si sta affermando e che sta dando i suoi frutti; quelli di un nuovo spirito imprenditoriale, sono molti, e significativi, in tutti gli ambienti.

Dicono le ultime statistiche Istat che è ora il Sud a tirare la volata delle nuove imprese. Proprio la Calabria è al primo posto fra tutte le regioni italiane per il tasso di natalità imprenditoriale, come si dice in linguaggio tecnico: nel 1999 l'incremento, rispetto al 1998, è stato del 5,55 per cento. E la Calabria è in testa anche nel rapporto tra nuove imprese e numero di occupati. E' stato rilevato - cito il Presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli - che "il merito della crescita occupazionale registrata in Italia negli ultimi due anni è da attribuire in larga misura alla leva dei neo-imprenditori".

E' su questi dati, è su queste realtà - non certo su un ottimismo di maniera che mi è profondamente estraneo - che si fonda la mia fiducia nel futuro della Calabria e dell'Italia. Ho fiducia nelle grandi capacità del nostro popolo. La fiducia ci ha aiutato a superare, anche in anni recenti, tante difficili prove.

Ho concluso. Mi preparo a visitare il vostro centro cittadino restaurato, poi raggiungerò Arcavàcata per inaugurare, all'università della Calabria, la nuova Biblioteca intitolata a Ezio Tarantelli, un caro collaboratore ed amico, assassinato dai terroristi per il suo appassionato impegno sociale. E poi prenderò la via del ritorno a Roma, con la mente e il cuore piene di immagini calabresi. Ma vi dico soltanto arrivederci, grazie dell'accoglienza, e buon lavoro.