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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

06-02-2001
Discorso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita nella Regione Calabria, in occasione dell'incontro con le autorità e i cittadini di Reggio Calabria






VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA REGIONE CALABRIA


INCONTRO CON LE AUTORITA' E I CITTADINI


Reggio Calabria, 6 febbraio 2001


Signor Vescovo,
Signor Presidente della Regione,
Signor Presidente del Consiglio Regionale,
Signor Presidente della Provincia,
Signor Sindaco di Reggio Calabria,
Signori Sindaci dei comuni di questa provincia,

 

in questo edificio grandioso, che ha sale capaci di ospitare una riunione così numerosa, ho ascoltato discorsi densi di contenuto. Anzitutto, vi ringrazio per le espressioni cortesi nei miei confronti.

Ho voluto fortemente questa visita in Calabria, e ho voluto che fosse la più lunga fra tutte quelle che ho finora compiuto nelle varie regioni d'Italia, perché i problemi delle regioni che, come la vostra, sono geograficamente più lontane dal centro del Paese, e per diversi aspetti le più sfavorite nella realizzazione degli obiettivi di progresso comuni a tutta la Nazione, richiedono, da parte del Presidente della Repubblica, una attenzione particolare.

I vostri interventi sono stati asciutti, essenziali. Nella cortesia degli accenti, hanno certo evitato di indulgere a retoriche convenzionali. Sono, anzi, andati diritti al cuore di temi e problemi.

Ve ne sono grato, e vi rispondo con la stessa immediatezza e sincerità. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda per quanto riguarda sia la passione civile, con la quale sentiamo e affrontiamo i problemi del Mezzogiorno, e della Calabria; sia gli obiettivi di fondo che ci proponiamo. Alcune valutazioni di merito differiscono.


Non siamo ad un convegno di storici, e non è questa la sede per discutere dei meriti e demeriti dell'unificazione d'Italia. Sappiamo tutti che si unirono in una sola nazione, in uno stato unitario - sullo slancio di una volontà generale che aveva radici in una comune, millenaria civiltà, e che aveva per obiettivo la grandezza, la libertà e il progresso, possibili solo in un'Italia finalmente unita - si unirono, dicevo, territori tra loro molto diversi per livello economico, per condizioni sociali, per cultura di governo, per consuetudini amministrative.

Fu immediata la percezione, espressa in indagini famose, che conservano ancora oggi una loro attualità, che fra i tanti problemi che l'Italia unita doveva affrontare, vi fosse la Questione Meridionale.
E fu immediata la convinzione che essa andava impostata come problema che riguardava e investiva tutto il Paese, e per la cui soluzione tutto il Paese doveva impegnarsi con tutte le sue risorse, se voleva porsi alla pari delle maggiori potenze europee.

Il confronto fra allora ed oggi dimostra quanto vasti e positivi siano stati i cambiamenti della realtà meridionale; quanto il Mezzogiorno, in termini di valori economici e non solo culturali o artistici, abbia dato all'Italia unita: e quanto abbia avuto dall'unità d'Italia. Ma tutto questo non è bastato. Pur con i tanti mutamenti intervenuti, esiste ancora la Questione Meridionale, e c'è quindi ancora bisogno del "meridionalismo"; certo, con orientamenti e politiche di intervento nuovi, appropriati ai nuovi problemi e ai nuovi tempi.

Inoltre, oggi vi sono, più che mai in passato, per effetto proprio dei progressi compiuti, diversità significative tra aree diverse del Mezzogiorno, tali da richiedere risposte diverse. E queste risposte sono affidate, molto più che in passato, oltre che al perdurante impegno dello Stato centrale, alle risorse umane, morali e materiali, delle regioni interessate.


Quando sento dire, come ho sentito dal Presidente della Provincia: "abbiamo imparato a 'programmare dal basso'", ascolto parole incoraggianti. Come Lei stesso ha poi aggiunto, è in atto "il passaggio da una economia assistita a un'economia autosostenuta"; il passaggio, cioè, da uno sviluppo gracile e incapace di progredire, a uno sviluppo che potrà anche trovare inizialmente difficoltà e lentezze, ma che nasce finalmente su basi solide, che consentono di guardare al futuro con speranza e fiducia. Il futuro è finalmente nelle vostre mani, anche se sappiamo bene che non dovete essere lasciati soli in questa "sfida con voi stessi"; è una sfida per tutti noi.

L'obiettivo che tutti ci proponiamo, Italiani ed Europei, è lo stesso: realizzare una compiuta convergenza verso l'alto dei livelli produttivi e di benessere di tutte le regioni d'Italia, e perfino d'Europa. Ecco perché affluiscono fondi e da Roma e da Bruxelles per fini ben precisi, per la realizzazione di progetti che sta soprattutto a voi scegliere, definire e gestire.

Parlando in una delle sedi istituzionali della Regione, è giusto ricordare che proprio la Regione Calabria è ai limiti più elevati di utilizzo (quasi l'80 per cento, secondo le ultime cifre che mi sono state sottoposte) dei Fondi Strutturali 1994-1999. Così come questa stessa Regione è all'avanguardia nel rinnovamento dei propri quadri: il bando per l'assunzione di un numero rilevante di tecnici, una volta condotto in porto, speriamo presto, accrescerà in modo determinante la funzionalità di quegli organi di governo regionale a cui il progetto di "federalismo solidale", che trova concordi, nei suoi principi ispiratori, tutte le maggiori forze politiche, affida tante speranze. Da alcuni anni tutta l'Italia ha imboccato con molta determinazione una strada nuova, ha adottato un nuovo modello economico-amministrativo di sviluppo. Ciò è accaduto perché tutta l'Italia, guardando alla sua collocazione europea, e al suo futuro in un'Europa sempre più unita, e in un mondo sempre più "globalizzato", si è posta con risolutezza il problema di fondo del risanamento della propria economia, e in particolar modo dei conti pubblici.


Qualcuno qui si è chiesto, con una ombra di dubbio, che effetti avrà il nostro ingresso nell'"euro", nell'Unione Monetaria. Rispondo: stare in Europa, alla pari degli altri, entrando nel gruppo dei Paesi fondatori della moneta unica, era ed è una priorità vitale per l'Italia, per tutti gli Italiani e per tutte le regioni.
Perché Paesi meno sviluppati del nostro, dalla Spagna alla Grecia, dalla Polonia all'Ungheria, hanno compiuto e stanno compiendo strenui sforzi per entrare a far parte dell'Europa unita? Perché rimanerne fuori voleva dire imboccare la strada non del progresso ma di un impoverimento progressivo.
Farne parte, anche a costo di sacrifici a breve termine, significava poter crescere e gareggiare alla pari con tutti gli altri. Ed anche, e non è poco, far parte di un'Europa regione di pace e progresso, capace di proiettare questi valori oltre i propri confini.
Questa città, questa regione, con quelle vicine, Sicilia, Basilicata, Puglia, sono il centro fisico del Mediterraneo, di una vastissima area che nel corso dei prossimi anni andrà sempre più unificandosi fino a costituire, alla fine del decennio, una unica zona di libero scambio e una zona di grande sviluppo. Come potreste diventare il cuore di questa crescita - perché questo deve essere il vostro obiettivo - se l'Italia tutta non fosse uno dei cuori vivi e battenti dell'Europa?
Per l'Italia era di vitale importanza porre fine all'accumularsi di un debito pubblico divenuto insostenibile, un macigno su tutto il Paese, causa principale del colossale, soffocante disavanzo annuo dei conti pubblici.
Era urgente, per salvare il nostro futuro, spezzare il mortale circolo vizioso creatosi fra disavanzo e debito. Il popolo italiano questo lo ha capito e lo ha voluto.


Siamo riusciti, recuperando la fiducia dei mercati internazionali, a ridurre in pochissimi anni il disavanzo dei conti pubblici - era di ben 135 mila miliardi nel 1996, è sceso a 40 mila miliardi nel 1999 e si avvia a quota zero.
E se guardiamo dentro i nostri conti, vediamo che lo dobbiamo per la maggior parte al risparmio nella spesa per interessi, che in quei tre anni è diminuita di ben 73 mila miliardi: più di due terzi del miglioramento complessivo del disavanzo.
E dall'eliminazione del differenziale, rispetto agli altri principali paesi europei, del costo del denaro, che pesava su tutta l'economia italiana, hanno tratto grandi benefici diretti anche le nostre imprese.
Certo, si è dovuto operare anche sulla spesa pubblica diversa da quella per interessi, rallentandone il ritmo di crescita, e ciò ha avuto effetti limitativi, non riduttivi, sui redditi nominali. Ma con il risanamento dei conti pubblici, che è stato ed è soprattutto una spinta a migliorare il modo di amministrarli, abbiamo anche messo in moto un nuovo meccanismo di sviluppo, su solide basi strutturali locali, un meccanismo che ha già cominciato a creare nuova occupazione.
La svolta positiva dell'economia del Mezzogiorno, nel suo insieme, è ormai chiaro dai dati statistici, si è iniziata dal 1997. Quella dell'economia della Calabria si è manifestata più di recente, tra il 1999 e il 2000; presenta risultati confortanti.
Il tasso di natalità delle imprese della Calabria, già nel '99, è stato il più alto fra tutte le regioni d'Italia. Dal 2000 si è consolidata l'inversione positiva di tendenza, con aumenti dell'occupazione, dell'export, del turismo. Il tasso di disoccupazione, secondo prime risultanze, ha avuto nel 2000 una riduzione di rilievo.

E' bensì vero che, anche così, il numero dei disoccupati rimane intollerabilmente alto, come avete detto, con ragione. Ma se affianchiamo a questi primi segnali di svolta, le manifestazioni, significative e visibili, della vostra capacità di utilizzare i fondi messi a disposizione di un nuovo sviluppo dallo Stato e dall'Europa, segno di una nuova cultura amministrativa, dell'avvento di una nuova classe di amministratori e di imprenditori, credo che possiamo dire che la Calabria, come il Mezzogiorno, come l'Italia, si affaccia al nuovo secolo con nuovi solidi motivi di fiducia.

Ho detto prima: non sarete lasciati soli nella "sfida a voi stessi". La sentiamo come una sfida per tutti noi. Ripeto, da Presidente della Repubblica, ciò che dissi in occasione della mia ultima visita a Reggio Calabria, da Ministro del Tesoro, nel giugno del 1998: proposi allora di avviare un dialogo, una consuetudine di incontri che si ripetesse per esaminare insieme risultati e progetti, per porli a confronto.
E' un impegno che rinnovo.
Dissi anche che dopo i due anni di intenso lavoro per raggiungere l'obiettivo europeo, era necessario che ci impegnassimo sul fronte dell'occupazione, e sul Mezzogiorno. Precisai: "Bisogna che si abbandoni l'idea che il Mezzogiorno è un'appendice; è invece la nostra nuova frontiera" verso il Mediterraneo. So che siete sempre più coscienti anche voi di questo nuovo orizzonte che vi si apre dinanzi.

Ho fiducia che in queste giornate calabresi, ieri a Catanzaro, oggi a Reggio, domani mattina a Gioia Tauro e quindi a Cosenza, avrò conferma del vostro nuovo impegno.
Certo ci sono ancora importanti decisioni da prendere. Ad esempio, quella del ponte sullo Stretto. Comunque si decida, speriamo presto, ciò che risulta urgente e indispensabile è il saper far fronte al potenziamento del flusso dei traffici, di persone e merci, attraverso quella striscia d'acqua che, come un grande fiume, scorre al centro di quello che ci appare oggi come il bacino territoriale ed economico Reggio-Messina.

Il Presidente della Repubblica non può non esprimere il più vigoroso consenso a ciò che qui è stato detto sul problema della lotta alla criminalità. Un maggiore sviluppo esige e presuppone un maggiore tasso di sicurezza. Più segni ci dicono che è cresciuta in questi anni una nuova coscienza civile: le forze dell'ordine e la magistratura hanno ottenuto importanti successi, come qui è stato ricordato, nella lotta alla criminalità organizzata. Le prime organizzazioni anti-racket cominciano a dare i loro frutti.

Ma la misura delle estorsioni e delle vessazioni rimane intollerabile, per una provincia e una regione impegnate nella crescita delle risorse produttive. Condivido fino in fondo l'affermazione che è "essenziale che rimanga alto il livello di attenzione e di intervento dello Stato".

Infine, sono pienamente d'accordo con voi sulla necessità di una più decisa azione per porre rimedio ai disastri ecologici. Una crescita degli investimenti necessari per prevenire eventi alluvionali è di gran lunga più produttiva della spesa che poi si impone, dopo tragici eventi, per riparare i danni.

Ho concluso. Sono appena alla metà di una visita che compio con grande passione. Riporto con me immagini di una Calabria che esprime le sue innate energie verso nuovi obiettivi di progresso civile, sociale, economico.
Vi ringrazio per l'accoglienza che ho ricevuto. Vi auguro buon lavoro.