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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

05-02-2001
Discorso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita nella Regione Calabria, in occasione dell'incontro con le autorità e i cittadini di Catanzaro

 



VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA REGIONE CALABRIA

INCONTRO CON LE AUTORITA' E I CITTADINI

Catanzaro, 5 febbraio 2001





Signor Vescovo,
Signor Presidente della Regione,
Signor Presidente dell'Amministrazione Provinciale,
Signor Sindaco di Catanzaro:

vedo con soddisfazione tante fasce tricolori! Il vostro stesso numero, cari Sindaci, dice quanto sia articolata la struttura amministrativa di questa provincia, come, del resto, di tutta la Calabria. Non dimentichiamo che era d'uso parlare anzi, fino a non molti decenni addietro, delle Calabrie; soltanto le Marche hanno ancora oggi, fra le regioni italiane, un nome al plurale. L'una e l'altra regioni montagnose, dalla ricca e complessa identità.

Sono felice di essere di nuovo tra Voi. Ma, prima di tutto, un doveroso, sentito pensiero: non posso dimenticare, e ricordando provo una stretta al cuore, il nostro incontro del 13 settembre dopo il disastro di Soverato, la solenne cerimonia funebre in Duomo, gli onori resi a quelle povere vittime di un disastro ecologico, rivelatore di un male antico e non risanato. Fu la mia prima visita da Presidente della Repubblica in Calabria. Mi ripromisi allora di ritornare al più presto, per un discorso approfondito con Voi, a cuore aperto, sullo stato della Calabria.

La mia visita precedente era avvenuta nel 1998, quale Ministro del Tesoro, per una giornata di lavoro intenso a Reggio Calabria. Il tema: lo sviluppo della Calabria, in un'Italia che appena due anni fa stava completando il suo risanamento finanziario, premessa necessaria per il progresso di tutte le nostre regioni, da Nord a Sud. Discutemmo di problemi, di difficoltà, soprattutto di progetti e di impegni.

Non udii lamentele. E trovammo una forte rispondenza di sentimenti e di volontà, con lo sguardo al futuro.

Il nostro è un grande Paese. Da quando sono stato eletto Presidente della Repubblica lo sto percorrendo, da un capo all'altro, e sto imparando molte cose; e traggo da queste visite molti motivi di fiducia, di speranza. Entro l'anno avrò visitato tutte le regioni italiane, e poi ricomincerò da capo, nelle province non visitate nel "primo giro", senza dimenticare le due nuove province calabresi. Posso già dire di trovare, pur nella grande diversità di situazioni locali, una straordinaria comunanza di intenti, di sentimenti, una generale volontà di progresso, una diffusa progettualità.

C'è chi è più avanti, e chi più indietro, sulla strada di un progresso sociale ed economico che è l'obiettivo di tutti, nella consapevolezza che, nelle diversità territoriali, prevalgono i problemi comuni, le interconnessioni.

Il progresso è soprattutto l'obiettivo dei giovani. Si parla tanto dell'Italia come popolo che invecchia, ma io trovo che questo è un Paese giovane, un Paese dei giovani. Anche se, a Dio piacendo, ci sono anche tanti miei coetanei validi e attivi, ancora impegnati nel lavoro, ancora capaci di progettare e guardare avanti.

Ed è ai giovani che mi piace soprattutto rivolgermi, perché trovo in essi, da un capo all'altro d'Italia, una nuova cultura, una comune cultura generazionale. Hanno tutti la stessa volontà di fare, di avvalersi dei nuovi strumenti di progresso, di vincere vecchi privilegi, vecchie resistenze burocratiche, di superare vecchi difetti della nostra società. E quando parlo di nuova cultura intendo una forte accelerazione di quanto è già in atto: l'affermazione della cultura dell'innovazione. Abbiamo vinto l'inflazione, maturando e praticando la cultura della stabilità. Possiamo e dobbiamo assicurarci una crescita elevata e costante, acquisendo e attuando la cultura dell'innovazione.

Questo vale, e i discorsi che ho ascoltato me ne danno conferma, anche per questa vostra bellissima regione, che con le sue grandiose montagne e le sue splendide coste, estrema penisola della penisola italiana, allungata fra due mari, ha sempre attirato viaggiatori illustri.

Era uno dei punti d'arrivo di quello che si chiamava il "grand tour", e offre ancora oggi al visitatore straordinarie esperienze di viaggio.

Ma la "Vecchia Calabria" di cui ancora si parla, è divenuta il simbolo di un progetto di crescita culturale, sociale ed economica per una Nuova Calabria. In realtà si ripropongono qui concetti che ho sentito esporre anche in altre regioni, ad esempio, recentemente, in Sardegna: in un'altra, cioè, delle nostre regioni di frontiera, che si sentono a volte dimenticate perché più lontane dal centro.

Vi separano mille e più chilometri da quell'Italia del Nord che è, essa stessa, il Sud dell'Europa; di cui peraltro l'Italia, nella sua interezza, è il cuore. Questo - la centralità dell'Italia nella realtà europea - è un fatto storico e culturale, che assume un significato ancor più rilevante in un mondo che non conosce più confini, dove non ci sono più centri e periferia, ma una sola prospettiva globale per tutti.

Alcune di quelle che erano le debolezze di regioni, appunto come la Sardegna o la Calabria, possono diventare, in questa nuova prospettiva, motivi di forza. Chi avrebbe mai pensato, appena venti o dieci anni fa, che le grandi vie del traffico delle merci su scala globale, dall'Asia all'Europa, avrebbero trovato in Calabria, a Gioia Tauro, una tappa fra le più importanti?

Proprio la storia del progetto Gioia Tauro - nato come ipotetico quinto centro siderurgico, in una logica di sviluppo che vedeva ancora l'industria pesante come primo motore della crescita, e oggi trasformato in un grande centro di smistamento merci per le carovane di containers che solcano gli oceani - dimostra la necessità di guardare al futuro con occhi nuovi. Ma la piana di Gioia Tauro consente di dare a questa realtà sviluppi ancor più importanti: bisogna saperli "vedere" con gli occhi di chi scruta il futuro con animo progettuale, bisogna saperli "volere" con l'ardimento e la tenacia di chi ha il gusto di costruire. Solo così si crea una economia competitiva.

Ecco perché penso ai giovani come ai protagonisti naturali di una storia che è ancora tutta da scrivere. I giovani, dalla Calabria alla California, pensano tutti alla stessa maniera, hanno una cultura e un linguaggio comune, hanno tutti come orizzonte non la loro provincia o regione o nazione ma il mondo.
Quello che noi anziani abbiamo il diritto di chiedere loro è di dar prova di ardimento, di pensare progetti nuovi, di lasciarsi il passato alle spalle, ma di non dimenticarlo. E' dovere di noi anziani trasferire loro compiti e responsabilità, di favorire così la loro maturazione.

I giovani possono cambiare le realtà che sembrano più immutabili, possono curare i mali che sembrano più radicati nella società in cui vivono. Devono osare e avere fiducia nelle loro forze. Ora, io vedo anche in Calabria, anche in questo mio primo approccio alla vostra bella città, vecchia e nuova, costruita sul crinale di colli tra cui si aprono vasti orizzonti, molti segni di una cultura del nuovo, che fa bene sperare. Sento nuovi accenti, e vedo segni concreti di una nuova volontà di fare, di cambiare. In un paese antico come il nostro, in una regione che ha visto, dalla Magna Grecia ad oggi, succedersi, crescere e decadere grandi civiltà, per far posto ad altre, la parola "rinnovare" ha un preciso senso.

Vuol dire, ad esempio, recuperare, ripulire, restaurare e far rivivere dei beni antichi, come il vostro Castello, nato a nuova vita. Oggi avrò il piacere di inaugurarlo, e visiterò una mostra di Mirò che mi dicono bellissima. Vuol dire restituire bellezza ai vecchi centri storici, alle vecchie architetture, e arricchirle di nuovi edifici che promuovano la cultura, come il vostro Politeama.

Tutto questo deve attirare turisti non meno di quanto li possano attrarre le vostre coste e il vostro mare.

Ma tutto ciò non basta. E' egualmente necessario non esitare a inoltrarsi sul cammino di nuove imprese economiche che utilizzino appieno gli strumenti di progresso di quella che si suol chiamare la "nuova economia", l'economia della conoscenza, che nasce molto più da una gioventù istruita e formata nelle università e nei centri di ricerca che dal lavoro manuale, e che non abbisogna di una radicata tradizione industriale.

L'alleanza fra le autorità locali - dalla Regione alle Province ai Comuni - le organizzazioni produttive, imprenditoriali e sindacali, i centri di formazione e di studio, le strutture del volontariato e della cultura, è indispensabile, per porre le basi di un nuovo sviluppo. Lo è per le regioni che sono in ritardo, rispetto al resto del Paese; lo è anche per quelle più avanzate. Questa alleanza, che predico da anni, è necessaria per risolvere i comuni problemi.

Ho denunciato, nel mio messaggio di fine anno, il fatto inaccettabile che mentre nel Centro-Nord molte imprese stentano oggi a trovare manodopera, in vaste aree del Mezzogiorno rimanga alta la disoccupazione. Ripeto ciò che ho detto allora: dobbiamo sforzarci, tutti insieme, di capire meglio le ragioni di questa barriera per ridurla ed abbatterla. Noi tutti sappiamo che non vi è una soluzione semplice a questo nostro grave problema. Può essere di aiuto sia facilitare il trasferimento di risorse umane dal Sud al Nord, sia indurre imprese del Nord a installare nel Mezzogiorno i loro nuovi impianti. Ma serve soprattutto facilitare e promuovere la capacità di intraprendere dei calabresi. E' all'iniziativa dei propri cittadini che regioni come il Veneto e le Marche debbono la trasformazione economica che hanno realizzato nei decenni appena trascorsi, e con essa il decollo dell'intera società civile.

Perché ciò accada occorre fare contemporaneamente diverse cose. Vi sono responsabilità che ricadono principalmente sul governo centrale. Penso soprattutto al miglioramento delle grandi infrastrutture di comunicazione, perché gli ordini possono viaggiare su Internet, ma le merci no, hanno bisogno di strade e ferrovie e di quelle che io chiamo le "autostrade del mare". Vi sono progetti importanti in corso di attuazione; nel corso di questa visita conto di essere aggiornato in proposito.

Nell'ultimo decennio del Novecento, lo Stato italiano, con il concorso di tutte le forze politiche e grazie anche ai sacrifici consapevoli dei cittadini, ha risanato la pubblica finanza, riuscendo così a divenire membro a pieno titolo della nuova Europa monetaria. Ha avviato concretamente un importante processo di decentramento amministrativo. Ha messo a punto nuovi strumenti operativi di sviluppo.

Tutto ciò sta dando frutti visibili. Ha concorso a creare le condizioni perché possa ora aprirsi una nuova stagione di costruzione di infrastrutture necessarie per rendere più unito il Paese, per portare in Europa anche le economie delle regioni meno sviluppate. La Calabria è interessata forse più di tutte le altre regioni a questa svolta, e ha diritto di chiedere che lo Stato centrale faccia la sua parte. Ma, a loro volta, è necessario che le autorità locali, a tutti i livelli, diano prova di capacità operativa e propositiva. E questo è indispensabile anche per rendere produttivi i nuovi strumenti di sviluppo; essi richiedono la collaborazione fra governo centrale, amministrazioni locali, organizzazioni rappresentative delle forze produttive private.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno preceduto per avere toccato e illustrato, con riferimenti concreti, molti di questi problemi. Nel corso della mia visita in Calabria vi saranno altri momenti in cui potremo raccogliere elementi conoscitivi, fare il punto di realizzazioni in corso, confrontare esperienze.

Nell'ambito delle mie responsabilità ne terrò il dovuto conto. Prima di concludere voglio toccare ancora un tema di fondamentale importanza, quello dell'ordine pubblico e della lotta alla criminalità. Se l'azione delle forze dell'ordine e della giustizia è lo strumento primario per la repressione delle organizzazioni criminali, il successo di questa azione dipende, oltre che dalla capacità dello Stato di predisporre tutti gli strumenti a tal fine necessari, anche dal prevalere nella coscienza dei cittadini della convinzione che una criminalità diffusa è un nemico di tutti, perché ostacola il progresso di tutti.

Il prezzo della criminalità non lo pagano soltanto coloro che sono bersaglio di estorsioni o vessazioni, lo paga l'intera società. Vi è un interesse diretto di tutti i cittadini a organizzarsi al fine di collaborare con coraggio con le forze della legge, per prima cosa denunciando gli atti criminali di cui si sia a conoscenza. Il cerchio si chiude, e di ciò siamo tutti consapevoli, creando le condizioni per uno sviluppo economico intenso, progressivo, che crei posti di lavoro, che bonifichi il terreno sociale in cui la criminalità mette radici.

Le parole che ho ascoltato già ieri, nei primi incontri che ho avuto subito dopo il mio arrivo, così come quelle che sono state pronunciate stamani, hanno confermato in me la convinzione che parliamo tutti lo stesso linguaggio e che abbiamo gli stessi obiettivi. Sono certo che di ciò avrò conferma dai colloqui in programma per le prossime due giornate di questa mia visita in Calabria; una visita tra le più lunghe, di tutte quelle che ho compiuto nel corso di questo primo anno e mezzo del mio incarico presidenziale.

Sono felice di essere di nuovo fra voi. Vi ringrazio per l'accoglienza che mi avete riservato. E vi auguro, con tutto il cuore, buon lavoro, per il bene della Calabria, per il bene dell'Italia.