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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

24-09-2000
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI IN OCCASIONE DELL'INIZIO DELL'ANNO SCOLASTICO E DELLA RIAPERTURA AL PUBBLICO DEL VITTORIANO

 

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELL'INIZIO DELL'ANNO SCOLASTICO
E DELLA RIAPERTURA AL PUBBLICO DEL VITTORIANO

Roma - Vittoriano, 24 settembre 2000

 

Cari insegnanti, cari studenti,

ogni anno, alla riapertura delle scuole, il Presidente della Repubblica vi parla. Di solito il messaggio di augurio viene rivolto dallo studio al Quirinale a voi che sedete sui vostri banchi.

Quest'anno, con il Ministro De Mauro, abbiamo pensato a un incontro diverso. Abbiamo deciso di fare con voi, che rappresentate le scolaresche di tutta l'Italia, questa passeggiata, dopo tanti anni di chiusura, negli spazi del monumento simbolo dell'unità della nostra Patria, e volgere insieme lo sguardo a Roma da centotrenta anni capitale d'Italia.

Guardate l'incredibile bellezza di questo panorama che abbraccia tre millenni di storia, dall'antica Roma alla Cristianità, alla cultura del Rinascimento, ad oggi.

Questo monumento è dedicato a Vittorio Emanuele II, padre della Patria. Tutte le "anime" del Risorgimento si trovarono unite nelle due scritte che vediamo lassù in alto, sulla sommità dei due propilei: "Alla Unità della Patria; Alla Libertà dei Cittadini". E' un binomio bellissimo: l'Italia repubblicana, con la Costituzione del '48, lo ha confermato quale suo fondamento.

Il cammino per costruire la nostra Patria, per darle una solida base democratica, è stato lungo, difficile, pieno di entusiasmi e di scoramenti, di folgoranti successi e di preoccupanti pause. Un secolo e mezzo ci separa dai giorni di Garibaldi e di Cavour. E' il cammino della nostra società civile; è un continuo divenire.

Guardiamo ora a qualche aspetto legato alla scuola.

Ancora all'indomani della seconda guerra mondiale, il 60 per cento degli italiani non aveva alcun titolo di studio, nemmeno la licenza elementare.

Da allora ad oggi il progresso è stato enorme. Questo lo dobbiamo a milioni di maestri, di insegnanti, che hanno profuso le loro energie per la formazione dei cittadini della Repubblica. Con animo riconoscente verso tutti loro, pochi giorni fa ho conferito la medaglia d'oro ad alcuni educatori che si sono particolarmente distinti nell'impegno per la scuola.

La battaglia per ridurre il numero dei ragazzi che non vanno a scuola o che la abbandonano prima del tempo deve continuare. Dobbiamo eliminare quel 3 per cento di analfabetismo che ancora pesa sulla nostra coscienza civile. Dobbiamo riportare a scuola quel 10 per cento di ragazzi che non arriva alla soglia dei 14 anni del vecchio obbligo scolastico.

Mi piace in questo luogo ricordare le parole di Giuseppe Mazzini. Scriveva: "Finché un solo fra i vostri fratelli vegeta ineducato tra gli educati, voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti"

L'innalzamento dell'obbligo a 18 anni è un obiettivo giusto e alto. Per raggiungerlo dobbiamo impegnarci tutti. E qui mi rivolgo in particolare alle famiglie, chiamate in molti casi a sacrifici non piccoli.

Non mi stanco di ripeterlo: chi studia ha più probabilità di trovare un buon lavoro, di cambiarlo se non è soddisfatto.

E' questa la grande opportunità che vi viene data e che è ancor più preziosa per i figli di quanti, provenienti da paesi e culture diverse, trovano da noi fraterna accoglienza.

Le nuove tecnologie offrono grandi possibilità, ma richiedono conoscenza, competenza. Pretendete di apprendere di più, di avere computer, collegamenti a Internet, laboratori. Studiate le lingue moderne. Ma continuate a studiare le lingue classiche che sono profondamente formative, la storia e, soprattutto, la lingua italiana. Quella nostra lingua che è stata ed è elemento fondamentale per l'unità d'Italia.

L'italiano è una lingua che affascina anche gli stranieri; dobbiamo amarla, cioè leggere, scrivere di più.

In tutto il mondo c'è una domanda forte della cultura e della storia d'Italia. Dobbiamo saperla soddisfare.

 

Cari ragazzi,

domani tornerete nelle vostre aule per avviare un anno di studio e di crescita; un impegno non privo di fatiche ma appassionante, come tutti gli anni della giovinezza: ogni giorno ci si arricchisce di qualcosa di nuovo.

Un tratto di questa strada possiamo percorrerlo insieme. Voglio farvi qualche proposta.

In primo luogo se avete idee su come migliorare la scuola, su iniziative da realizzare, discutetene fra di voi, con i vostri insegnanti e non esitate a scriverne anche a me, al vostro Presidente.

In secondo luogo, nell'anno 2001 voi ragazzi potete svolgere un compito importante. Imparate e insegnate a far di conto in Euro, in quella che sarà la vostra moneta, la moneta del vostro primo lavoro, del vostro primo stipendio. Non sarete certo voi ad avere difficoltà, ma potrebbero averne nonni e genitori. Vi saranno grati dell'aiuto che saprete dar loro.

Quando avremo fra le mani la moneta che abbiamo creato insieme con gli altri popoli d'Europa, ci renderemo conto di quanto grande sia stato il salto compiuto. Oggi non abbiamo ancora piena consapevolezza del suo impatto politico e sociale, dell'apporto al consolidamento della pace in un mondo ancora travagliato da troppe guerre, da odi, da conflitti irrazionali, da ineguaglianze sconvolgenti.

Certo, all'unione monetaria deve seguire l'avanzamento dell'unione politica, il completamento di quella che già sentiamo come la comune Patria europea. Uno stato di molte nazioni, ricco delle sue diversità, delle sue culture antiche, dei suoi valori inestimabili di libertà, di uguali opportunità, soprattutto di rispetto della dignità di ogni essere umano.

L'Italia è un pilastro di questa nostra Patria europea.

Il terzo suggerimento è questo: provate a scrivere voi la storia d'Italia; raccogliete le memorie dei vostri nonni e dei vostri padri: di chi ha vissuto la guerra, la liberazione, la ricostruzione. Raccogliete le memorie dei vostri paesi, delle vostre città. I vostri insegnanti potranno aiutarvi. Alcune scolaresche hanno già realizzato progetti del genere: ho letto un bel libro sulle vicende del 1943-44 a Sulmona; una ricerca di una "Prima Media" di Asti su una storia commovente che si è svolta negli Anni '20-'30. Quello che la mia generazione ha vissuto, a voi può sembrare lontano. Ma è su questo che poggiano l'Italia di oggi e la stessa costruzione europea che voi siete chiamati a completare.

 

Cari ragazzi,

se alziamo lo sguardo lassù, sopra il colonnato, vediamo le sedici statue delle Regioni dell'Italia, quante erano un secolo fa. Qui accanto a noi, nel basamento della statua di Vittorio Emanuele II, sono raffigurate le città d'Italia che furono capitali e le antiche Repubbliche marinare. Chi volle questo monumento lo pensò dedicato all'Italia intera, perché l'Italia è fatta delle sue cento città, delle sue Regioni, delle sue Province, dei suoi Comuni. Oggi, stiamo dando un forte impulso alla costruzione dell'Italia delle autonomie. E lo stiamo facendo sul ceppo ben solido della Costituzione repubblicana.

Costruire uno Stato Europeo e una nuova Italia è il nostro compito e la nostra sfida: voi siete chiamati ad esserne protagonisti. Per questo è bene che fin da ora partecipiate alla vita delle istituzioni locali. Chiedete ai vostri insegnanti che vi portino ad assistere alle sedute dei consigli comunali, provinciali, regionali. Prendete appunti. E poi inviate le vostre osservazioni a chi in quei consigli rappresenta anche voi. E' il modo migliore di fare educazione civica, di rendersi conto del significato della parola "Repubblica".

Oggi ci ritroviamo in un luogo solenne che nell'idea del suo architetto nasceva come uno spazio aperto, un luogo di incontro e di dialogo, di memoria e di fiducia, nello scenario unico della città eterna. Dal prossimo 4 novembre - Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate - il Vittoriano sarà aperto ai cittadini in via permanente.

Fa riflettere il fatto che una costruzione così imponente sia stata voluta da Agostino Depretis, il più schivo e lontano dalla retorica tra i presidenti del Consiglio del secolo decimonono. I governanti dell'Italia appena unita si rendevano conto di quanto straordinaria fosse la conquista che la loro generazione aveva fatto, e avevano la consapevolezza dell'importanza di radicarla nel presente e per le generazioni successive. Sta in noi, sta sorpattutto in voi continuare la loro opera per l'affermazione dei valori della nostra civiltà, per il progresso della nostra Italia.

L'Italia è una magnifica realtà: dobbiamo sentirne tutto l'orgoglio.

Concludo con un augurio: che questo sia per voi ragazzi un anno scolastico non solo di acquisizione di nuove conoscenze, ma di maturazione della vostra personalità, di avanzamento nella capacità di vivere e di operare nella società. Fate vostre le profonde radici che ci uniscono come italiani, come europei.

E, a voi insegnanti, auguro che possiate provare appieno la soddisfazione di contribuire a formare delle persone, dei cittadini, di educarli all'amore per la libertà, per quanto di nobile e bello offre l'umana convivenza.

Viva l'Italia!