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COMUNICATO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

08-07-2004
Testo della lettera inviata dal Presidente Ciampi al Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan

Roma 8 luglio 2004

 

C o m u n i c a t o

 

 

L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo della lettera che il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan:

Caro Segretario Generale,

sento innanzitutto il bisogno di condividere con Lei, nello spirito dei contatti avuti in questi anni, la speranza che, con la Sua guida d’indirizzo e d’impulso, le Nazioni Unite possano assolvere pienamente l’essenziale compito di contribuire al pieno successo della transizione politica in Iraq.

 

L’approvazione unanime della Risoluzione 1546 da parte del Consiglio di Sicurezza ha costituito una rinnovata conferma dell’indispensabilità e della funzione legittimante della Nazioni Unite: in momenti di grande turbolenza e di perduranti incertezze, esse si sono ancora una volta rivelate l’elemento decisivo, l’unico in grado di ricreare il consenso in seno alla comunità internazionale.

Questo sviluppo è la risposta più efficace agli interrogativi sollevati sulla capacità del sistema multilaterale di fare fronte alle importanti sfide dei nostri tempi: le minacce sono globali ed esigono soluzioni condivise, nel quadro di un efficiente sistema di sicurezza collettiva; nessuno può affrontarle da solo.

 

Con l’approssimarsi del sessantesimo anniversario della nascita dell’ONU, deve rafforzarsi la consapevolezza che l’esistenza di un’organizzazione a vocazione veramente universale, capace di operare con efficacia e credibilità nell’assolvimento dei propri compiti, è un bene prezioso. E’ responsabilità di noi tutti preservarla e accrescerne l’efficienza.

La sua creazione, dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu l’intuizione di uomini di Stato lungimiranti.

La Carta di San Francisco è molto più di un semplice trattato internazionale. Insieme alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, essa esprime un preciso programma, un impegno morale degli Stati ad informare la loro condotta a principi e valori comuni a tutti i popoli: la centralità della persona umana, la solidarietà, la tolleranza, la convivenza pacifica.

I significativi trattati negoziati nell’ambito delle Nazioni Unite – da ultimo lo Statuto della Corte Penale Internazionale – costituiscono altrettante tappe sul difficile cammino che i Paesi membri hanno intrapreso per introdurre una dimensione anche etica nelle relazioni internazionali.

 

Questi valori di riferimento non appartengono all’una o all’altra cultura, ma sono un retaggio comune dell’umanità. Il valore aggiunto dell’ONU è proprio la straordinaria diversità del patrimonio culturale che vi è rappresentato. Diversità di culture ma valori comuni: questo è il fondamento delle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite non sono un’entità astratta: sono l’espressione della comune volontà di operare insieme. I fallimenti dell’Organizzazione sono i nostri fallimenti, i suoi successi i nostri successi. La Carta dell’ONU ci indica la via; a noi compete cercare di non smarrirla.

 

E’ lecito chiedersi, a distanza di oltre mezzo secolo, se abbiamo tenuto fede agli obblighi liberamente sottoscritti.

Certamente, molto è stato fatto: i conflitti armati tra Stati sono diminuiti; un numero crescente di Paesi ha adottato sistemi di democrazia rappresentativa; la povertà e l’arretratezza sono state sconfitte in vaste aree del pianeta.

Eppure centinaia di milioni di persone sono ancora vittime del sottosviluppo. Il divario Nord-Sud, così lacerante soprattutto in Africa, ci ricorda che in un mondo fondato sull’ineguaglianza non può esservi pace; la miseria costituisce fertile terreno per l’estremismo.

La Dichiarazione del Millennio è un’indispensabile presa d’atto: essa impegna la comunità internazionale ad un piano d’azione rigoroso, con obiettivi e scadenze precise.

Questo impegno risponde al sentimento profondo del popolo italiano. Esso guarda con fiducia e speranza alle Nazioni Unite e alle sue istituzioni, si riconosce nelle sue finalità, vi legge la promessa di un mondo più giusto.

E’ per noi italiani motivo di orgoglio ospitare importanti agenzie dell’ONU, che sono in prima linea nella battaglia per non mancare gli obiettivi del Millennio, per eliminare la povertà e l’emarginazione. E’ anche sulla base di forti convinzioni etiche che contribuiamo in modo così rilevante alle azioni di mantenimento della pace sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Sono sicuro che il cinquantesimo anniversario dell’adesione dell’Italia, che ricorrerà l’anno venturo, costituirà l’occasione per un rinnovato impegno del mio Paese, nell’ambito anche di un’incisiva azione europea, a favore di un potenziamento e di un rinnovamento dell’ONU; esso dev’essere basato sulla maggiore efficienza delle sue istituzioni e sul più ampio consenso degli Stati membri.

Signor Segretario Generale,

 

I Suoi molti sostenitori credono nella capacità e nella volontà delle Nazioni Unite di far fronte alle proprie responsabilità; ritengono che vanno colte le potenzialità offerte dalla rinnovata volontà della comunità internazionale di lavorare insieme sia in Iraq sia per il superamento del conflitto israeliano-palestinese.

 

 

 

 

 

 

 

Nel rinnovarLe l’invito a venire in Italia, spinto dal desiderio di approfondire insieme questi temi, desidero confermarLe il mio sincero apprezzamento per la coerenza e la passione del Suo impegno a favore della pace e assicurarLe che, nello svolgimento del Suo alto mandato, Ella potrà sempre contare sul sostegno dell’Italia.